Economia

Il paradosso del salario minimo, in Puglia 9 euro all'ora ma stipendi da fame

Anche ieri la segretaria del Pd Elly Schlein, ospite ormai fissa al programma di Floris " di Martedi" aveva rivendicato come soluzione al problema degli stipendi bassi il salario minimo. D'altra parte sul salario minimo tutto il campo largo sta facendo una campagna battente, lasciando credere, al contrario di quello che pensano moltissimi economisti, che si tratti della panacea di tutti i mali dell'economia italiana. Ma ora un caso partico in Puglia dimostra come quello del salario minimo sia un falso problema ed anzi in certi casi sia addirittura contrproducente.

La Regione Puglia, sotto la guida di Antonio Decaro, ha, infatti, implementato la prima legge regionale sul salario minimo in Italia, resa operativa a inizio 2026. La norma, confermata legittima dalla Corte Costituzionale, impone una soglia minima di 9€ l'ora per i lavoratori negli appalti pubblici regionali, estendibile ad altri settori.

Il Governo Meloni si era opposto alla legge regionale, ma la Corte Costituzionale gli aveva dato torto; il centrosinistra aveva parlato di trionfo, ma oggi quella vittoria assume contorni beffardi, visto che gli stipendi potrebbero essere addirittura più poveri di prima.

E a dirlo non è un giornale di destra, ma il Fatto quotidiano che spiega il paradosso della situazione creatasi in Puglia, che rischia di mettere in serio imbarazzo tutto il campo largo e la loro ( unica) ricetta in campo economico.  "La legge sul salario minimo della Regione Puglia rischia di trasformarsi in una beffa per i lavoratori: paga oraria più alta ma monte ore tagliato, con la conseguenza di meno servizi per i cittadini pugliesi e salario mensile da fame per i lavoratori. Che ora sono sul piede di guerra, hanno mobilitato il sindacato e interpellano il centrosinistra pugliese" scrive il giornale diretto da Marco Travaglio.

Perchè come in regione Puglia hanno fatto le pentole ma non i coperchi, nel senso che nel bando per l’affidamento del servizio di portierato e vigilanza armata,  che era uno di quelli maggiormente colpiti dalla paga orario bassa, per esempio, la base d’asta è di 6,5 milioni di euro, appena 300.000 euro in più del bando precedente. Con una particolarità: la base d’asta per il primo servizio (la vigilanza non armata, quindi il portierato) resta immutata: 2,5 milioni. Ed è quello il comparto dove troviamo il lavoro più povero, abbondantemente sotto i 9 euro.

Il risultato è praticamente scritto: imporre un incremento del costo del lavoro senza aumentare le risorse stanziate significa scaricare il rincaro sulle aziende che vincono la gara di appalto. E se nel bando prevedi la riduzione dei servizi e del monte orario li costringi a lavorare meno ore, tipo part-time con conseguenti salari bassissimi, che secondo i sindacati in alcuni casi si potrebbero aggirare intorno ai 700 euro al mese.

“Oggi con il vecchio capitolato il monte ore è di 1.738, che significa lavoratori full time a 40 ore settimanali” spiega ancora Marco Porpora, lavoratore e rsa. “Ovviamente c’è la clausola sociale, cioè nessun lavoratore viene lasciato a casa, e ci mancherebbe altro: ma questo significa che noi lavoratori passeremmo da 40 a 25 ore settimanali, con uno stipendio mensile di poco più di 700 euro. E che abbiamo concluso?”. La vicenda non è semplice: i servizi di alcune sedi regionali (ad esempio il Museo Castromediano di Lecce) sarebbero stati definiti “opzionali” e quindi eliminati dal capitolato, con il conseguente taglio del monte ore complessivo. Il sospetto che serpeggia tra i lavoratori è che l’operazione serva a emanare in seguito un nuovo bando per creare un bacino di nuove assunzioni.

Questa è la dimostrazione partica del fatto che Il salario minimo spesso non risolve il lavoro povero, perché non affronta le cause strutturali della bassa retribuzione, come la bassa produttività, la stagnazione economica e l'alto costo del lavoro. Rischi principali includono la contrazione dell'occupazione, l'aumento del lavoro nero e la riduzione delle contrattazioni collettive, che in Italia coprono già la maggioranza dei lavoratori. E' un pò come il discorso di chi, qualche anno fa, rivendicava di aver sconfitto la povertà  con il reddito di cittadinanza, Propaganda allo stato puro.

Autore Vincenzo caccioppoli
Categoria Economia
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