Esteri

L’uomo del banco dei pegni

L’Europa si è sempre vantata di aver mantenuto la pace per quasi ottant’anni duranti i quali è sorta una comunità democratica di Stati inizialmente guidata dalla Francia, dall’Inghilterra e, dall’esterno, dagli Stati Uniti, i restanti membri sostanzialmente rivestivano il ruolo di gregari compresa l’Italia. Solo successivamente si è aggiunta a pieno titolo la Germania dopo essere risorta dalla rovina economica del secondo conflitto mondiale e la successiva riunificazione.

 Se si ha il coraggio di fare un bilancio reale della situazione ci si accorge che per decenni la politica dell’EU ha perseguito obiettivi esclusivamente economici   atti a favorire i Paesi dominanti a danno dei membri subalterni. Dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia la Comunità ha inglobato i Paesi dell’est per ampliare il numero dei consumatori e spostare la produzione in quelle aree arretrate per aumentare i profitti a danno dei lavoratori nazionali e della qualità.

Inoltre la scelta di far parte della NATO ha posto gli alleati alla dipendenza di una potenza straniera che ha esercitato e continua ad esercitare pesantemente la sua influenza politica, economica e  militare sull’intera area arrivando a creare i presupposti di un conflitto per procura con la Russia usando un Paese fallito come l’Ucraina tra l'altro non appartenente alla NATO.

Oggi siamo chiamati tutti a riflettere sul significato sostanziale della democrazia e della libertà e relazionarlo alla nostra esistenza individuale e collettiva perché vi sono molti equivoci che vanno chiariti. 

Che la libertà di decidere del proprio destino è un elemento fondante sia per il singolo che per una collettività e fuor di dubbio ma vedo che al di là delle buone intenzioni realizzarlo sul piano reale è estremamente difficile perché il suo nemico mortale è l’egoismo con le sue molteplici manifestazioni. 

Alle due principali blocchi di influenza geopolitica mondiale si contrappone un fenomeno associativo molto importante, a tal proposito voglio parlare del Movimento dei Paesi non allineati formato da 120 Stati membri più altri 17 Stati osservatori che, nel periodo della guerra fredda, decisero di non accettare sia l’egida degli Stati Uniti e della NATO che del Patto di Varsavia.

Attualmente tale Movimento raccoglie i due terzi degli Stati del mondo, dal 2024 il Presidente dell’Uganda Yoweri Museveni è suo segretario generale.

Gli Stati fondatori di tale organizzazione furono la Jugoslavia di Tito, l’Egitto di Nasser e l’India di Nehru che si rivolsero ai paesi divenuti da poco indipendenti in seguito al processo di decolonizzazione e che erano in cerca di alleanze e di sviluppo.

Ovviamente il Movimento non assunse un’importanza al pari dei due blocchi ma si fece promotore di numerose battaglie politiche molto importanti come la riduzione degli armamenti nucleari, il proseguo della decolonizzazione, lo sviluppo dei Paesi del Terzo mondo e la lotta contro le discriminazioni. Dopo la fine della guerra fredda il Movimento perseguì l’obbiettivo principale di sostenere lo sviluppo dei Pesi arretrati.

Un personaggio di spicco del Movimento fu il Presidente della Repubblica socialista jugoslava Tito che nel 1948 ruppe ogni rapporto con Stalin dando vita a l’unica realtà geopolitica che voleva mantenere la propria autonomia nei confronti dell’URSS pur essendo collocata all'interno del blocco orientale. I rischi di una eventuale invasione sovietica, le condizioni poste dagli Stati Uniti per un aiuto finanziario e la ferma volontà di rimanere indipendente dai due blocchi spinse Tito a cercare altrove nuove alleanze fuori dall’Europa per uscire dall’isolamento e avere la garanzia del mantenimento della neutralità e sicurezza del suo Paese. 

Le relazioni privilegiate che la diplomazia jugoslava strinse in sede ONU con l’Egitto e l’India che condividevano la linea politica alternativa alla logica bipolare contribuirono a realizzare nel 1955 la prima conferenza svoltasi a Bandung (Indonesia) ospitata dal Presidente Sukarno su iniziativa dei tre leader Tito, Nehru, Nasser dalla quale il Movimento iniziò a prendere forma. Un anno dopo nel luglio 1956 nelle Isole Brioni si svolse il primo summit durante il quale venne decisa la linea politica del futuro movimento atta a contrastare attivamente la logica bipolare attraverso il dialogo e la cooperazione.

Nei primi sei giorni di settembre del 1961 in Belgrado ebbe luogo il primo vertice durante il quale i 25 membri dichiararono la loro aperta opposizione al colonialismo, all’imperialismo e al neocolonialismo.

Nel 1964 al Cairo si svolse il secondo vertice a cui parteciparono 46 Paesi, molti dei quali erano africani che avevano appena ottenuto l’indipendenza: furono discussi molti argomenti importanti tra i quali il conflitto arabo-israeliano. Ma il vertice più importante si svolse a Lusaka nel 1969 durante il quale si stabilì di realizzare una struttura permanente su temi economici e politici.

Con la scomparsa dei principali leaders fondatori, alla fine degli anni ’60 il movimento perse progressivamente importanza perché percepivano l’unione come uno strumento che garantisse il sostegno per lo sviluppo economico allontanandosi gradualmente dai principi per cui era stato creato cioè la promozione di ideali di pace e mediazione tra i due blocchi

Inoltre per molti paesi diveniva sempre più difficile mantenere una posizione di pura neutralità per i molteplici interessi, spesso contrastanti tra loro, che li spingeva a stringere alleanze con l’uno o con l’altro blocco. Con la fine della guerra fredda, il movimento ha dovuto cambiare le proprie prospettive e si è fatto portavoce soprattutto dei bisogni dei Paesi in via di sviluppo.

Prendiamo ad esempio la “politica dei dazi” praticata da Trump all’India: questa è la dimostrazione delle regole antidemocratiche e liberticide usate per piegare ai propri interessi Paesi che non vogliono soggiacere al rapporto ricattatorio di una grande potenza economica.

La corte d’Appello Federale americana ha sentenziato l’abuso di potere presidenziale esercitato da Trump nell’imporre i dazi ai Paesi stranieri (alleati e non): questa è una lezione di indipendenza della magistratura dal potere esecutivo dimostrando che negli Stati Uniti vi sono ancora dei baluardi a guardia della democrazia interna contro la disonestà e le crisi di onnipotenza dei Presidenti. Questo sarebbe un buon esempio da seguire per la magistratura italiana.

Inoltre nell’elenco dei paesi canaglia stilato dai “buoni e giusti” Stati Uniti ve ne sono molti tra i membri appartenenti al Movimento che raccoglie i due terzi della totalità degli Stati del mondo: sarà un caso?                                                     

Autore Lucia Pomponi
Categoria Esteri
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