Comunicato Sea-Watch del 12 maggio - L'11 maggio 2026, una motovedetta armata appartenente alla cosiddetta guardia costiera libica ha aperto il fuoco contro la nave di soccorso civile Sea-Watch 5 in acque internazionali, minacciando di abbordare l'imbarcazione e rapire le persone a bordo per portarle in Libia.
L'attacco è avvenuto a circa 55 miglia nautiche a nord di Tripoli, in acque internazionali. Poco prima, l'equipaggio di 30 persone aveva soccorso 90 persone in difficoltà in mare, tra cui diverse in gravi condizioni mediche.
Nonostante la natura del violento attacco, le autorità italiane hanno assegnato alla Sea-Watch 5 il porto di Brindisi, a oltre 1.000 km e quasi quattro giorni di navigazione dal luogo del soccorso. Questa mattina presto, 12 maggio, l'equipaggio della Sea-Watch ha soccorso circa altre 67 persone in difficoltà nella zona di ricerca e soccorso maltese.
L'attacco è iniziato intorno alle 11 del mattino di lunedì. Inizialmente è stato sparato un singolo colpo, seguito da una raffica di circa dieci o quindici altri spari, senza alcun preavviso. Via radio, la milizia ha ordinato alla Sea-Watch 5 di dirigersi verso la Libia.
Al rifiuto dell'equipaggio, gli aggressori hanno minacciato di abbordare l'imbarcazione. L'equipaggio ha immediatamente lanciato un segnale di soccorso, informato le autorità italiane e tedesche competenti e mantenuto la rotta verso nord.
Per diverse ore, l'imbarcazione è stata inseguita da motovedette della cosiddetta guardia costiera libica. Almeno una di queste è stata identificata come una motovedetta di classe Corrubia, un tipo di imbarcazione precedentemente fornita alle autorità libiche dall'Italia.
Sebbene il pericolo immediato si fosse attenuato entro lunedì pomeriggio, sia l'equipaggio che i superstiti tratti in salvo rimangono profondamente scossi dall'incidente.
La Sea-Watch 5 è attualmente diretta verso il porto italiano di Brindisi, designato dalle autorità, che dista quasi quattro giorni di navigazione. Le autorità italiane obbligano sistematicamente le navi di soccorso civili a sbarcare i superstiti in porti lontani. Durante il tragitto di oggi, 12 maggio, l'equipaggio della Sea-Watch ha trovato circa altre 64 persone in difficoltà in mare e le ha prese a bordo.
Giulia Messmer, portavoce di Sea-Watch:"L'Unione Europea ha contribuito a creare un mostro violento nella forma della cosiddetta Guardia Costiera libica, che ora non è in grado o non vuole controllare. Dal 2016, abbiamo documentato più di 75 casi di estrema violenza commessi da milizie libiche nel Mediterraneo. Protezione da parte dell'Italia? Nessuna. Conseguenze per questa escalation di violenza? Neppure una".


