La scuola media italiana e... il 22% degli under 40 che non ha un diploma
Secondo il rapporto ISTAT del 2021, circa il 18% degli adulti italiani tra i 25 e i 64 anni non aveva un diploma di scuola secondaria superiore. Questa percentuale sale al 22% tra la popolazione under 40.
Di conseguenza, sempre secondo il rapporto ISTAT del 2021, circa il 33% degli individui nella fascia di età 25-64 anni aveva un reddito pari o inferiore ai 1.000 euro netti al mese. Questa percentuale sale al il 43% tra gli under 40.
Qualcosa nella scuola non funziona, vediamo insieme di capire come e perché.
La funzione della scuola nel contesto dello sviluppo cognitivo rappresenta un tema di grande rilevanza, soprattutto alla luce delle teorie di Jean Piaget. Secondo il noto psicologo, lo stadio operatorio formale costituisce la fase più avanzata e complessa dello sviluppo cognitivo, caratterizzata dalla capacità di sviluppare processi mentali ipotetico-deduttivi e di ragionamento astratto.
Ad esempio il seguente problema: "Edith è più alta di Susan. Edith è più bassa di Lily. Chi è la più bassa?"
Questo problema presenta considerevoli difficoltà per molti bambini di dieci anni. Eppure, se si trattasse di disporre tre bambole in fila, il compito sarebbe facile per loro.
Questo livello del pensiero secondo Piaget viene raggiunto intorno ai 15 anni ed è caratterizzato dalla capacità di ragionamento ipotetico-deduttivo e astratto, ma non è raggiunto o pienamente sviluppato da tutti.
Infatti, esistono adulti che hanno difficoltà a risolvere il quesito ipotetico-deduttivo di Edith-Susan-Lily, come anche solo alcuni adulti sono in grado di astrarre un algoritmo generale per quel tipo di quesiti.
L'acquisizione delle capacità cognitive non è uniforme e varia da individuo a individuo, rendendo difficile stabilire una percentuale precisa di persone che non raggiungono questo stadio, non sviluppando una adeguata capacità di dedurre da ipotesi, e di quante - viceversa - lo sviluppano completamente, raggiungendo la capacità di usare concetti e astrazioni.
In conclusione, sebbene il pensiero operatorio formale sia la fase finale e più complessa dello sviluppo cognitivo secondo Piaget, il suo completo sviluppo non è garantito per tutti gli individui.
La genetica, l'ambiente, l'istruzione e le esperienze culturali giocano un ruolo cruciale nel promuovere o ostacolare lo sviluppo del pensiero formale.
L’educazione scolastica ha il compito di creare un percorso che di apprendimento di contenuti complessi, stimolando e supportando la capacità di pensiero critico e di astrazione degli studenti.
Attraverso attività come il problem solving, il ragionamento logico e l’analisi di problemi ipotetico-deduttivi, la scuola può contribuire a sviluppare almeno le competenze cognitive che, secondo Piaget, rappresentano il livello formale dello sviluppo cognitivo.
Quanto alla capacità di astrarre, la scuola deve tener conto anche che non tutti gli individui raggiungono pienamente questa fase.
In conclusione, la funzione della scuola non si limita alla trasmissione di conoscenze culturali e tecniche, ma si estende alla promozione dello sviluppo di capacità cognitive complesse e astratte.
La Scuola deve essere un contesto che favorisca l’apprendimento e la crescita individuale, rispettando i tempi, le modalità e i limiti di sviluppo di ogni studente.
Questo pone un dilemma etico per la Scuola.
Ammettere alla classe successiva un alunno che non abbia raggiunto un livello cognitivo adeguato è la cosa giusta? Oppure equivale ad aggravare ulteriormente dei gap che potrebbe superare rimanendo nella classe adeguata?
Ed un dilemma gestionale.
Quanti alunni dopo la terza media andrebbero indirizzati ad una qualifica professionale, visto che poi non proseguono oltre la scuola dell'obbligo? La diffusa preferenza per studi superiori quinquennali accentua "di per se" maggiore insuccesso e dispersione scolastica?
Non è una questione di meritocrazia, la scuola non punisce chi non ce la fa o non ce la vuole fare.
Molto semplicemente una scuola che vuole davvero accogliere i propri alunni si chiede in quale classe ed in quale indirizzo sarebbe meglio inserirli in base alle loro competenze pregresse.
Allo stesso modo una scuola che vuole davvero garantire il diritto allo studio dei propri alunni si chiede a livello nazionale almeno quali siano i programmi di studio minimi, quali siano le prove di verifica da svolgere anno per anno e come fare per svolgerle in modo omogeneo tra scuole e regioni.
Intanto, in Italia abbiamo una scuola media, esattamente quella propedeutica allo sviluppo ipotetico-deduttivo, che è rimasta quella istituita dalla Legge 31 dicembre 1962, n. 1859.
Anche sotto l'attuale ministro Valditara.
Intanto, i rapporti Istat più recenti raccontano che le cose non sono migliorate più di tanto: un under 40 su cinque non ha una formazione che abbia strutturato lo sviluppo di competenze ipotetico-deduttive; due su cinque vivono a ridosso della povertà.
Eppure, continuiamo ad avere una scuola media con un tasso di promozioni superiore al 95%: dovremmo essere una nazione ricca straripante di tecnici ed intellettuali.
Non a caso il tasso di promozioni crolla sotto il 75% nel biennio della scuola superiore e a seguire nel triennio, quando si aggiunge anche un tasso di abbandono del 10% (uno su dieci).
Quali linee guida per la scuola media dovrebbe emettere il ministro competente?