Giovanni D’Elia e il singolo Fratello: musica come atto d’amore
Con “Fratello” il cantautore Giovanni D’Elia trasforma un gesto privato in canzone. Una dedica al fratello minore Angelo che parla, alla fine, a tutti. Lo abbiamo incontrato.
Hai scelto la musica per fare un regalo. Non un oggetto, non una lettera: una canzone. Come mai proprio quella forma?
Esatto, il mio singolo “fratello” nasce dal profondo desiderio di regalare un ricordo indelebile al regalo più bello che nostra mamma mi ha donato, appunto mio fratello Angelo. Penso che regalare una canzone sia tra le più alte espressioni di generosità e amore: una canzone è davvero per sempre e racconta una storia che grazie alla musica resta impressa nella memoria e conserva il ricordo nel tempo, dimostrando quanto forte sia il legame che lega chi la scrive a chi la riceve!
Parlando del tuo percorso: hai pubblicato “Riparto da me” nel 2024 e ora “Fratello”. Due brani, due pesi specifici diversi. Senti che stai costruendo qualcosa di coerente, oppure ogni canzone per te è ancora un capitolo a sé?
Le mie storie nascono sempre da un vissuto. Ritengo personalmente difficile risultare autentico e sincero nell’espressione artistica se di base non vi è un po’ di me in ciò che canto. Anche quando mi cimento nello studio di brani di altri autori tento sempre di trovare nelle parole degli altri qualcosa che ricordi la mia storia. È la verità che dà all'artista quel qualcosa in più che lo avvicina al pubblico.
Il termine “fratello” nel brano si allarga fino a diventare il simbolo del prossimo, di chiunque condivida la fatica del cammino. È una scelta che può sembrare ambiziosa per un brano di questa compattezza. Come sei riuscito a non farlo sembrare forzato?
Non è stata una forzatura infatti. Ho scritto questo brano di getto, nella mia cameretta, con l'intenzione precisa di regalare a mio fratello Angelo qualcosa di nostro nel giorno della sua cresima. Così ho buttato giù due accordi e ho messo su carta tutto ciò che mi passava per la testa. Allora durante una lezione di canto nell’ “Associazione culturale - musicale Al Bosco Sonoro” del Maestro Roberto Angiulo (che ha curato anche il coro dei bambini) con il mio vocal coach Ado Atzeni abbiamo fatto un lavoro di rifinitura della mia idea iniziale. Una volta soddisfatti del lavoro grazie a Walter Nuzzo della “Mub Recording Studio” che ha curato la nascita del brano musicalmente parlando e quindi mix e mastering e a Rocco Girardi della “Roy Records” per il meraviglioso videoclip, è nato “fratello”, un regalo speciale per una persona unica che è diventato in modo inaspettato anche un inno per tutte le persone che si vogliono bene e che hanno dei legami autentici gli uni con gli altri.
Dove si inserisce questo brano nel cantautorato italiano contemporaneo, secondo te? Ti senti vicino a qualcuno, o preferisci non fare paragoni?
Di solito in ogni circostanza cerco di evitare il paragone con l'altro, lo trovo sciocco e anti - produttivo. Preferisco invece paragonarmi a me stesso e avere la determinazione di continuare a fare quello che mi fa stare bene nonostante le mille difficoltà e i tanti bastoni tra le ruote. Ognuno di noi ha una propria cifra stilistica quando ciò che raccontiamo è un pezzo di vita vissuta. In generale grazie anche all'esperienza nel coro gospel con i “The Joyful Chorus for Mariagrazia Baldassarre” del Maestro Roberto Angiulo con cui ho potuto girare mezza Italia nella mia musica è molto forte la visione corale, l'onestà di sentimenti che emergono chiaramente nella musica e nelle parole. Al contempo evito sonorità e tessiture vocali molto estreme, amo raccontare storie, sono molto vicino, se proprio vogliamo dei nomi, ai grandi cantautori di un passato ancora molto recente: Gino Paolo, Luigi Tenco, Roberto Vecchioni. Insomma, sono un cantastorie, ma storie tratte da una storia vera: la Vita, che non smette mai di insegnare quanto sia importante amare… “ho imparato anch'io l'amore, ho sentito la tua voce, ho capito che vuol dire vivere”.
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