Ci risiamo. Mentre Giorgia Meloni sfoggia sorrisi e strette di mano con Donald Trump, negli Stati Uniti le dogane di New York e del New Jersey bastonano due eccellenze italiane come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano con una doppia tassazione ai limiti del surreale.

Altro che “rapporti privilegiati”. Se questo è il trattamento riservato ai prodotti italiani con una premier amica della Casa Bianca, figuriamoci cosa accadrebbe con un nemico.

Stando a quanto sostengono i consorzi dei produttori di Grana Padano e Parmigiano Reggiano,  le dogane di New York e del New Jersey avrebbero applicato, sulle merci fuori quota, sia una maggiorazione del 15%, a cui si è aggiunto un secondo balzello fisso di 2,20 euro al chilo, non previsto. Peccato che le due tariffe dovrebbero essere alternative, non cumulative. In pratica, le dogane hanno deciso di fare cassa interpretando le regole a modo loro.
Risultato? Dazi fino al 30% e 200.000 forme di formaggio italiano bloccate o fortemente penalizzate sul mercato americano.

Il ministro Tajani è intervenuto prontamente, ma la questione è tutt’altro che risolta. 200.000 forme di formaggio rischiano di essere penalizzate. E con loro, decine di aziende italiane che danno lavoro, producono qualità e rappresentano la nostra identità nel mondo.

Qui non si tratta di tecnicismi doganali. Si tratta di sovranità economica e di rispetto per l’Italia.

E fa riflettere che tutto ciò stia accadendo mentre Giorgia Meloni, giustamente, porta avanti un lavoro di ricostruzione dei rapporti internazionali, anche con il mondo conservatore americano.
Ma, evidentemente, l’amicizia personale non basta. Servono risultati concreti. Il tempo delle pacche sulle spalle è finito: se gli Stati Uniti vogliono essere veri alleati, devono dimostrarlo anche sul piano commerciale.

Non è accettabile che i nostri prodotti vengano tassati come se fossero beni di secondo piano, mentre gli scaffali americani si riempiono di imitazioni scadenti come il “parmesan” industriale. È un danno all’economia, ma anche alla nostra dignità nazionale.

E qui emerge un problema ben più ampio: l’Unione Europea è troppo debole per difenderci, e l’Italia deve sapersi difendere da sola. Quando Bruxelles firma accordi, ma poi non garantisce che vengano rispettati, ci troviamo disarmati. Serve una strategia italiana, forte, chiara e senza più deleghe in bianco all’Europa.

Il governo Meloni ha fatto molto per rimettere l’Italia al centro del mondo. Ma non basta. Ora serve fermezza, anche verso gli amici o presunti tali. E se davvero si crede nel patriottismo economico, si cominci da qui: difendere chi lavora, produce, esporta e porta alto il nome dell’Italia nel mondo.