Esteri

Dal fiume al mare: cronaca di una pulizia etnica in corso

Gaza

Almeno 65 i palestinesi che oggi sono stati uccisi dai nazi-sionisti dell'esercito ebraico nella Striscia di Gaza nei bombardamenti aerei sul quartiere Zeitoun di Gaza City (a nord) e nella zona costiera di al-Mawasi nei pressi di Khan Younis a sud.


L'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (UNRWA) ha affermato che l'82 percento di Gaza è sottoposto ad ordini di evacuazione forzata.

I servizi essenziali presso l'ospedale al-Shifa sono stati sospesi o lo saranno nelle prossime ore perché i generatori di riserva stanno esaurendo il carburante. Il reparto di dialisi, che un tempo rappresentava un'ancora di salvezza per molti pazienti, ora ha smesso di funzionare e i pazienti rischiano di morire.

Un tempo questo ospedale era la più grande struttura sanitaria di Gaza, ma si è lentamente trasformato in una sala d'attesa per la morte, non solo a causa delle ferite di guerra, ma anche a causa della mancanza di carburante che mantiene in funzione i macchinari salva-vita. La sopravvivenza a Gaza non consiste solo nel sfuggire agli attacchi aerei, ma anche nel mantenere attiva la corrente elettrica.

Gli attacchi dell'esercito ebraico continuano in tutta la Striscia. Le persone vengono colpite semplicemente perché camminano per strada in cerca di cibo o si riuniscono in luoghi come il caffè sul mare che è stato bombardato ieri.

Cisgiordania

Due palestinesi, tra cui un ragazzo di 15 anni, sono stati uccisi dai soldati israeliani in due diversi incidenti, durante demolizioni forzate di case palestinesi. Israele sta attaccando i campi profughi di Jenin, Tulkarem, Nur Shams, Far'a e Nablus, causando sfollamenti di massa.


Secondo quanto riportato da funzionari citati dall'agenzia di stampa WAFA, terroristi ebrei (altrimenti definiti coloni israeliani) hanno dato fuoco a vaste aree di terreno agricolo nel villaggio palestinese di Duma, a sud di Nablus, distruggendo centinaia di ulivi.

Abdullah Ziyada, capo del consiglio del villaggio, ha dichiarato che i coloni dell'avamposto illegale di Yitzhar hanno incendiato i campi lungo una strada di circonvallazione.

I residenti palestinesi, supportati dalle squadre della protezione civile, hanno cercato di contenere l'incendio. Tuttavia, coloni e militari israeliani hanno bloccato l'accesso alla principale fonte d'acqua del villaggio, vicino al checkpoint di al-Murabba, impedendo ai vigili del fuoco di rifornire i loro camion.

L'incendio degli ulivi, essenziali per la sussistenza di molti palestinesi, avviene in un contesto di crescente violenza da parte dei terroristi ebrei nella Cisgiordania occupata.

Secondo fonti locali e osservatori dei diritti umani, terroristi ebrei hanno stabilito un nuovo avamposto coloniale nella zona di Al-Mu'arrajat a nord-ovest di Gerico, il quinto avamposto di questo tipo lungo la strada di Al-Mu'arrajat.

Hassan Malihat, supervisore generale dell'Organizzazione Al-Baydar per la difesa dei diritti dei beduini, ha dichiarato a WAFA che nei giorni scorsi i coloni hanno montato una tenda, portato cisterne d'acqua e un generatore e hanno proceduto a recintare l'area in preparazione per trasformarla in un avamposto permanente, come parte di uno schema che si ripete in tutta la Cisgiordania occupata.

Testimoni oculari della vicina comunità beduina araba di al-Malihat, a nord di Gerico, hanno confermato che l'avamposto illegale è stato allestito grazie alla protezione dei soldati israeliani. I coloni sono stati visti portare sul sito attrezzature per gli scavi e recinzioni metalliche mentre iniziavano i lavori di scavo.

Ha avvertito che questo nuovo avamposto fa parte di un "piano coloniale globale" volto a conquistare un corridoio strategicamente significativo che separa Gerico dalle zone centrali della Cisgiordania e limita gli spostamenti tra le regioni settentrionali e meridionali.

I testimoni hanno descritto l'operazione come una forma di "Nakba graduale", attuata senza ruspe o espulsioni di massa, ma non meno pericolosa dello sfollamento forzato. Hanno avvertito che l'obiettivo più ampio sembra essere lo smantellamento delle comunità beduine e la loro conseguente espulsione forzata.



Questa la cronaca delle ultime ore dall'inferno della Palestina. Un inferno creato da un esercito che si definisce morale, ma che fa dell'ebraicità il proprio marchio di fabbrica e, in funzione di ciò, si sente autorizzato a sterminare il nemico palestinese, perché non ebreo, a rubargli case e averi perché il fine ultimo del delinquenziale Stato ebraico di Israele è quello di occupare interamente la terra dei palestinesi... dal fiume al mare.

Di questo si tratta. Pertanto, coloro che continuano a ripetere che il solo Netanyahu (con il suo esecutivo) sia responsabile dell'apartheid e del genocidio in atto ai danni dei palestinesi facciano finalmente i conti con la realtà: responsabile dei crimini commessi in Palestina non è solo l'esecutivo Netanyahu, ma anche i cittadini dello Stato ebraico di Israele... chi oggi occupa quelle terre, o vi cresce come figlio o nipote di chi ne ha cacciato i legittimi abitanti, è erede di un furto. Che ne sia complice attivo o beneficiario passivo, non cambia il fatto: la Palestina è stata spogliata con la forza, e su quel crimine si è costruita una realtà che oggi pretende pure di chiamarsi morale.

E i leader dei democraticissimi governi occidentali pretendono di difendere il diritto internazionale supportando i crimini dello Stato ebraico di Israele... finendo anche loro, pertanto, per esserne complici.

Autore Giuseppe Ballerini
Categoria Esteri
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