L’Ecuador tenta una controffensiva decisa contro la spirale di violenza che negli ultimi anni ha trasformato il Paese nel nuovo snodo del narcotraffico latinoamericano. Il presidente Daniel Noboa ha annunciato il dispiegamento di 10mila soldati in un’operazione su larga scala contro le bande criminali legate ai cartelli messicani e colombiani, ritenute responsabili dell’escalation che ha travolto il territorio.

La posizione geografica, stretta tra Colombia e Perù — i due maggiori produttori mondiali di cocaina — ha reso l’Ecuador il principale punto di uscita della droga verso Stati Uniti ed Europa. Una vulnerabilità che nel 2025 si è tradotta in un dato drammatico: 52 omicidi ogni 100mila abitanti, uno all’ora secondo l’Osservatorio della Criminalità Organizzata.

La risposta del governo è muscolare. A Guayaquil, epicentro del traffico e città simbolo della crisi, sono arrivati centinaia di militari delle forze speciali con il compito di mettere in sicurezza la costa. Il ministro della Difesa, Gian Carlo Loffredo, ha ordinato al comando militare di operare da lì “a tempo indeterminato”, mentre altri reparti sono stati inviati a Manta, altro hub strategico.

L’operazione si inserisce in una cooperazione crescente con Washington: già a dicembre gli Stati Uniti avevano annunciato l’invio di truppe per una missione temporanea anti‑droga. Il governo ecuadoriano ha adottato toni durissimi, promettendo “prigione o inferno per chiunque metta in pericolo la sicurezza”. Un messaggio che fotografa la gravità della crisi e la determinazione a riconquistare il controllo del territorio.