Garlasco: alla ricerca di un movente
Chissà cosa è successo a Chiara quel famoso giorno del 13 agosto 2007 in cui trovò, inspiegabilmente, la morte. Ormai nessuno è più convinto di nulla.
Il tutto o il niente. Tra indagini, tra nuovi indagati, tra ipotesi di corruzione e nuove prove, non valutate in precedenza, emerge un quadro oscuro, dal quale non emerge nulla di certo, solo che la vita di Chiara è stata stroncata all'età di soli ventisei anni.
C'è anche la realtà in cui vive Alberto Stasi, condannato nel 2015 a sedici anni di reclusione e che si è sempre proclamato innocente.
Eppure l'archviazione lampo del procedimento a carico di Andrea Sempio non convince. E non convince nemmeno il pagamento, pare, di circa sessantamila euro versati agli avvocati per tre mesi di lavoro da parte della famiglia Sempio, pagamento che è costato a Giuseppe Sempio un'accusa per corruzione.
Dubbi ancora sulle cugine di Chiara, interessate dalla testimonianza, poi ritrattata, di Marco Muschitta, che raccontò di aver visto Stefania Cappa in bicicletta dirigersi da via Pascoli (dove è la villetta in cui è stata uccisa Chiara) proprio quel giorno.
Vari filoni, tanti elementi di indagine, ma manca quell'elemento fondamentale, che dovrebbe sussistere in un delitto efferato come quello di Chiara.
Eppure, leggiamo, ormai nella quotidianità, che i reati vengono commessi per gioco, per noia, per popolarità.
Accoltellati alle spalle, da sconosciuti, con la sola "colpa" di essere passati per quella strada in quel momento.
Attendiamo di capire il "movente", un perchè - seppure labile ed incomprensibile- per l'omicidio di Chiara.