La lotta contro il tumore al seno non passa più soltanto attraverso chirurgia, farmaci e controlli clinici. Sempre più evidenze scientifiche dimostrano che alimentazione corretta, controllo del peso corporeo e attività fisica regolare possono influenzare in modo significativo la prognosi della malattia, la qualità della vita e persino il rischio di recidiva.
È il messaggio emerso con forza dal 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in corso a Bergamo, dove specialisti di nutrizione, oncologia e medicina preventiva hanno sottolineato l'importanza di integrare stabilmente il supporto nutrizionale e l'esercizio fisico all'interno dei percorsi di cura delle pazienti con carcinoma mammario.
Una malattia che riguarda milioni di donne
Il carcinoma mammario continua a rappresentare il tumore più frequente tra le donne a livello mondiale. Secondo le stime GLOBOCAN 2022, ogni anno vengono diagnosticati circa 2,3 milioni di nuovi casi, pari a quasi un quarto di tutte le diagnosi oncologiche femminili.
Anche in Italia i numeri restano elevati. I dati più recenti dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica indicano oltre 50 mila nuove diagnosi ogni anno. Allo stesso tempo, però, i progressi della ricerca e delle terapie hanno consentito di migliorare sensibilmente la sopravvivenza: oggi circa l'88% delle donne è viva a cinque anni dalla diagnosi e quasi 925 mila persone convivono con una precedente esperienza di tumore al seno.
Questi risultati rappresentano senza dubbio un successo della medicina moderna, ma pongono anche nuove sfide. Sempre più donne vivono a lungo dopo la malattia e necessitano quindi di strategie efficaci per ridurre le complicanze, migliorare il benessere e prevenire eventuali recidive.
Il problema non è più solo la malnutrizione
Tradizionalmente, in oncologia l'attenzione nutrizionale si è concentrata soprattutto sulla malnutrizione e sulla perdita di peso. Nel carcinoma mammario, tuttavia, la situazione appare spesso diversa.
Molte pazienti sviluppano infatti un aumento del peso corporeo durante o dopo le cure. Le terapie ormonali, alcuni trattamenti sistemici e la menopausa indotta dalle cure possono favorire l'accumulo di tessuto adiposo, soprattutto a livello addominale, e contemporaneamente determinare una riduzione della massa muscolare.
Questa condizione, definita spesso obesità sarcopenica, rappresenta un problema particolarmente insidioso perché associa eccesso di grasso corporeo e perdita di muscoli, con conseguenze che vanno ben oltre l'aspetto estetico.
L'aumento del grasso viscerale è infatti associato a infiammazione cronica, alterazioni metaboliche e maggiore rischio cardiovascolare, fattori che possono incidere negativamente sia sulla salute generale sia sull'evoluzione della malattia oncologica.
Il peso corporeo può influenzare la prognosi
Secondo gli esperti riuniti al Congresso SINU, le evidenze scientifiche più recenti mostrano una correlazione sempre più chiara tra eccesso di adiposità e peggioramento degli esiti clinici.
Alessio Filippone, vicecoordinatore del gruppo di lavoro SINU "Nutrizione in Oncologia", ha evidenziato come il sovrappeso e l'obesità dopo la diagnosi siano associati a un incremento del rischio di mortalità. Particolare attenzione viene rivolta al grasso addominale, considerato metabolicamente molto attivo e coinvolto in meccanismi biologici che potrebbero favorire la progressione tumorale.
Per questo motivo le principali linee guida nazionali e internazionali raccomandano di valutare precocemente lo stato nutrizionale delle pazienti, fin dal momento della diagnosi.
L'obiettivo non è soltanto correggere eventuali squilibri alimentari, ma prevenire il deterioramento della composizione corporea e mantenere il più possibile la funzionalità fisica durante tutte le fasi del trattamento.
Dieta Mediterranea: il modello più raccomandato
Tra le strategie nutrizionali considerate più efficaci emerge ancora una volta la Dieta Mediterranea, da anni riconosciuta come uno dei modelli alimentari più salutari al mondo.
Gli esperti raccomandano un'alimentazione ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce e olio extravergine d'oliva, associata a un adeguato apporto proteico necessario per preservare la massa muscolare.
Particolare attenzione viene inoltre posta al controllo della glicemia attraverso la riduzione degli zuccheri semplici e al contenimento del consumo di bevande alcoliche.
Numerosi studi suggeriscono che una maggiore adesione alla Dieta Mediterranea possa contribuire a ridurre la mortalità generale, migliorare la salute cardiovascolare e diminuire il rischio di recidive. Benefici particolarmente importanti per le donne che hanno superato la fase acuta della malattia e affrontano il lungo percorso della sopravvivenza oncologica.
L'esercizio fisico come terapia complementare
Accanto alla nutrizione, anche il movimento assume un ruolo sempre più centrale.
Le evidenze scientifiche mostrano che l'attività fisica regolare può contribuire a ridurre il rischio di mortalità e di recidiva, oltre a contrastare alcuni degli effetti collaterali più frequenti delle cure oncologiche.
L'esercizio aiuta infatti a ridurre la fatigue, ovvero la stanchezza cronica associata al cancro, migliora il tono dell'umore, limita ansia e depressione e favorisce una migliore qualità della vita.
Nonostante questi benefici siano ormai ben documentati, la sedentarietà continua a rappresentare un problema diffuso nel nostro Paese, soprattutto tra le donne nella fascia di età compresa tra i 50 e i 69 anni, quella maggiormente interessata dal tumore al seno.
Percorsi ancora troppo disomogenei
Uno degli aspetti più critici evidenziati dalla SINU riguarda l'organizzazione dei servizi sanitari.
Attualmente soltanto circa la metà dei centri oncologici italiani dispone di percorsi nutrizionali strutturati e integrati nella presa in carico delle pazienti. Ciò significa che molte donne non ricevono una valutazione nutrizionale specialistica né indicazioni personalizzate sull'alimentazione e sull'attività fisica durante il trattamento.
Gli specialisti chiedono quindi un cambio di paradigma: la nutrizione e lo stile di vita non devono essere considerati elementi secondari o facoltativi, ma parte integrante della strategia terapeutica.
La sfida dei prossimi anni sarà costruire percorsi multidisciplinari in cui oncologi, nutrizionisti, dietisti, fisiatri e specialisti dell'esercizio fisico collaborino stabilmente per offrire alle pazienti un'assistenza più completa e personalizzata.
Perché oggi, sempre più chiaramente, la ricerca indica che curare il tumore significa anche aiutare le persone a vivere meglio e più a lungo attraverso scelte quotidiane che riguardano il cibo, il movimento e la salute complessiva dell'organismo.


