Cultura e Spettacolo

Popolarità della cultura italiana

In una precedente notizia abbiamo messo a confronto la cultura italiana e la cultura nord-europea,  evidenziando alcune caratteristiche della prima. Qui ritorniamo sui nostri passi, approfondendo il discorso. A mio avviso, la cultura italiana è contrassegnata da una forte popolarità. Questo tratto lo ritroviamo in tutte le branche dell'attività letteraria, tanto da poter dire che gli italiani hanno fatto la rivoluzione con la cultura. Nel duecento troviamo la titanica personalità di Dante, le cui terzine sono impregnate di espressioni ed umori popolari.

Grande divulgatore in volgare, gli fu preferito il Petrarca come modello di poesia, ma ancora nel '500 troviamo nel letterato e grammatico Gian Giorgio Trissino un suo grande estimatore. Nel confronto di cui sopra, abbiamo detto che in Italia è sempre prevalso, come genere narrativo, la novella piuttosto che il romanzo, già noto in Francia con la Chanson de Roland e destinato ad un grande avvenire nei paesi nord-europei, anche grazie la mediazione dell'incomparabile Don Chisciotte della Mancia  di Cervantes, che è forse il primo romanzo moderno. Autentici romanzi italiani furono però l'Autobiografia di Benvenuto Cellini e la Vita di Vittorio Alfieri.

Gli è che gli italiani furono narratori di cose popolari, non mancando spesso né di finezza né di intelligenza. Ricordiamo il Trecentonovelle di Franco Sacchetti, il Novellino di Masuccio Salernitano, e la novella di Luigi da Porto, il cui tema dell'amore fra i due giovani veronesi fu ripreso da Shakespeare. Importante novelliere è stato Matteo Bandello. Ma qui si inserisce il filone della letteratura in lingua regionale, capace di produrre autentici capolavori, anche se per sua natura inadatta a veicolare concetti più astratti come la lingua italiana.

Pensiamo all'opera del milanese Bonvesin de la Riva, autore vissuto nel '300, e da molti ritenuto il padre della lingua lombarda, ma anche al napoletano Giambattista Basile, vissuto tra '500 e '600, autore di una raccolta di novelle in lingua napoletana intitolata Lo cunto de li cunti, raccolta di fiabe per il divertimento dei più piccoli. Il bolognese Giulio Cesare Croce, fu un commediografo e cantastorie e seppe far risaltare nelle sue opere l'arguzia del popolano nei confronti dei raffinati cortigiani. Le sue opere sono scritte in un misto di italiano, dialetti ed anche lingue straniere. Come non ricordare personaggi illustri come il poeta milanese Carlo Porta o, a Roma, Gioacchino Belli o a Napoli, e siamo ormai nel '900, Salvatore di Giacomo?

Tutti poeti che seppero dar voce al popolo delle rispettive città. Ritornando indietro nel tempo, incontriamo le personalità di Teofilo Folengo, che scriveva in latino maccheronico, il toscano Pietro Aretino, noto per i suoi sonetti lussuriosi e Francesco Berni, anche lui dedito a rappresentare nei suoi componimenti gli aspetti osceni dell'esistenza. Spesso, gli autori italiani scrivono contemporaneamente in italiano e nella lingua regionale di appartenenza. Per quanto riguarda, in generale, il romanzo italiano esso vanta, come sappiamo, nomi illustri, ad iniziare da Ugo Foscolo fino, mettiamo, ad Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini: ma solo relativamente pochi romanzieri sono riusciti a travalicare quel senso di radicamento popolare e provinciale, per avere una risonanza veramente europea ed internazionale.

Autore Edoardo Igini
Categoria Cultura e Spettacolo
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