Al di sopra di tutte le regole: BOND DI SANGUE
Credo che sia la prima volta che l’umanità abbia l’occasione di rendersi pienamente conto delle cause e degli autori che hanno generato distruzioni e operato genocidi per secoli. La matrice dell’orrido sterminio in atto nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania è sempre la stessa, oggi gli esecutori materiali e i loro complici operano seguendo un codice proprio che definirei “del disonore” che li tutela e li pone al di fuori della civiltà. Questo gruppo ristretto di eletti del crimine globale è divenuto sempre più arrogante e crudele fino a dare mostra di sé, certo di non dover rendere conto ad alcuno. Ha dimostrato di non temere né il giudizio morale della collettività umana tantomeno il giudizio delle corti penali di giustizia continuando la sua opera devastatrice utilizzando nuove formule di violenza e sopraffazione truccate persino da “piani di pace”: è il fallimento dell’ONU che china la testa al despota sapendo che quel popolo è destinato per “scelta politica altrui” ad essere sacrificato all’ingiustizia e allo sterminio.
Come fa uno stato come quello israeliano ad affrontare le ingenti spese per gli armamenti e i mezzi di distruzione utilizzati sul territorio palestinese in particolare per radere al suolo Gaza City? Dopo il 7 ottobre 2023 il governo israeliano sta rastrellando risorse sui mercati internazionali attraverso l’emissione di obbligazioni. Sono ormai tristemente note come “war bond “, obbligazioni di guerra o anche “genocide bond”, obbligazioni del genocidio.
Molti storici e autorevoli istituti internazionali che studiano il fenomeno dello sterminio di civili hanno qualificato genocidio quello che l’esercito israeliano sta portando a termine a danno della popolazione palestinese.
Però chi ha avuto il coraggio e l’onestà intellettuale e morale di scoperchiare il vaso di Pandora è stata la Relatrice dell’ONU Francesca Albanese denunciando coloro che operano dietro le quinte di questa tragica farsa e i canali di finanziamento che utilizzano per portare a termine i loro crimini contro l’umanità.
Nel rapporto la giurista italiana ha scritto che Israele “ha messo il turbo alle emissioni obbligazionarie per sostenere lo sforzo militare”. Infatti dall’ottobre 2023 la Development Corporation for Israel ha venduto all’estero le obbligazioni israeliane a circa 400 investitori di 36 paesi e ha canalizzato quasi 5 miliardi di dollari verso Israele a tal scopo.
Questi bond sono promossi presso i potenziali acquirenti dicendo esplicitamente che aiutano a sostenere Israele nella guerra. Lo stesso presidente israeliano Isaac Herzog ne ha sottolineato il ruolo essenziale in tal senso.
La relazione della dott.ssa Albanese porta in luce una macroscopica contraddizione, come avvenga l’ausilio di un gran numero di finanziatori a occupazione e apartheid israeliani nonostante molti di essi si siano formalmente impegnati a rispettare i Principi per l’investimento responsabile (Pri) e il Global Compact delle Nazioni Unite, entità giuridiche sorte per la tutela e la promozione dei diritti umani.
Vediamo il coinvolgimento degli stati europei in questa triste vicenda infatti a molti cittadini sono sfuggite le polemiche e le contestazioni che hanno interessato soprattutto l’Irlanda, uno dei pochi Stati europei ad aver mosso passi concreti per fare pressione sul governo israeliano, riconoscendo lo Stato di Palestina e sostenendo le accuse di genocidio avanzate dal Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia.
La campagna contro i war bond chiedeva coerenza anche sul fronte finanziario e ha preso di mira la Banca centrale irlandese in quanto era l’autorità designata dall’Unione europea per approvare la vendita delle obbligazioni di Israele perché paese extracomunitario.
Forti pressioni sono partite da tutte le parti della Nazione affinché la Banca rinunciasse al ruolo assegnatole dalla EU dato che la Corte internazionale di giustizia aveva ritenuto che Israele stesse commettendo un genocidio, quindi l’Istituto di credito rischiava di esporre l’Irlanda a un’accusa di complicità nei crimini che si stavano commettendo a Gaza. Nonostante ciò la Banca ha aspettato fino a settembre, termine di scadenza dell’incarico e, si è sottratta al compito non rinnovandolo. Per l’approvazione dei war bond ora Israele si avvale della Commission de surveillance du secteur financier del Lussemburgo.
A questo punto, occorre parlare del ruolo che rivestono le società di rating e la posizione preminente che assumono nell’ambito della EU la Morningstar Sustainalytics e la Msci.
La società Morningstar, insieme ai suoi maggiori concorrenti Standard & Poor’s, Moody's e Fitch Ratings, è una delle quattro CRA ad avere ricevuto il riconoscimento ECAI (External Credit Assesment Institution) dalla Banca Centrale Europea (BCE). Sono tutte americane.
Per avere ben chiara la situazione e il pesante coinvolgimento dell’Europa nel genocidio occorre parlare del ruolo che hanno svolto e tutt’ora svolgono le società di rating entrambe americane, la Morningstar Sustainalytics e la Msci (la ex Morgan Stanley Capital International) che insieme forniscono circa l’80% dei dati mondiali sull’impatto delle attività commerciali sui diritti umani. Perché ovviamente le violazioni dei diritti umani interessano anche la finanza chiaramente per esigenze di immagine infatti possono rappresentare rischi sia per la reputazione e soprattutto finanziari per le aziende e per gli investitori, incidendo sui loro profitti.
Ai rating pubblicati dalle due società si attengono quindi migliaia di istituti finanziari di tutto il mondo per orientare i loro investimenti etici e sostenibili. Si stima che i fondi di investimento socialmente responsabili gestiscano circa tremila miliardi di euro a livello globale e di questi l’84% sia detenuto da investitori europei. Ecco perché i membri dell’EU stanno ignorando le gravi violazioni del Diritto internazionale e il genocidio di un popolo indifeso!
I governi pensano a tutelare i loro investimenti e, mentre le imprese nazionali stanno guadagnando con la distruzione, già è in atto la spartizione dei futuri contratti per la ricostruzione.
Fino a qualche anno fa, entrambe le agenzie catalogavano con bassissimi punteggi i rating di tutte le aziende che facevano affari nei territori occupati o che, ancor peggio, contribuivano materialmente all’occupazione e alle politiche di apartheid di Israele. Tanto che la principale agenzia DBRS di rating addirittura era accusata di dipendere troppo dal movimento Bds (Boicotta Disinvesti Sanziona) nel prendere le sue decisioni. Almeno fino al 2020, quando è stata rilevata dall’americana Morningstar.
Tale acquisizione ha portato gradualmente le analisi Esg (misura la performance aziendale attraverso tre pilastri: Ambientale (Environmental), Sociale (Social) e governabilità di un Paese (Governance), analizzando l'impatto e la sostenibilità di un'azienda oltre ai dati finanziari, valutandone la gestione dei rischi, l'impatto sul pianeta e la sua responsabilità verso gli azionisti, i dipendenti e la comunità) della neonata Morningstar Sustainalytics sotto la giurisdizione statunitense a valutazioni estremamente discutibili.
Da allora la questione palestinese ha iniziato a scomparire dai controlli e dalle relazioni e i rating delle agenzie coinvolte nell’occupazione hanno subito un miglioramento prodigioso.
Già nel 2022, l’azienda aveva ufficialmente annunciato che non avrebbe più considerato le preoccupazioni e le controversie relative ai diritti umani ma si sarebbe basata esclusivamente sull’operatività delle aziende nei territori occupati illegalmente da Israele. Successivamente agli eventi del 7ottobre 2023, ha iniziato a sostituire la dicitura “Territori palestinesi occupati” con termini più riduttivi come Cisgiordania o Gerusalemme Est.
Poco dopo ha deliberato che per stabilire il grado di sostenibilità di un’azienda avrebbe cessato di usare i dati del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nel 2024 la Morningstar Sustainalytics ha dichiarato pubblicamente di aver completamente escluso dalla sua rendicontazione tutto ciò che riguarda il conflitto israelo-palestinese.
Tali scelte risalgono proprio a circa un anno e mezzo fa quando Israele ha iniziato, di fatto, lo sterminio del popolo palestinese.
Israele, in questa vergognosa operazione, è sostenuto non solo dal peso politico, militare ed economico dell’attuale presidente statunitense - cointeressato con suo genero alla realizzazione del mega-progetto della “Riviera del Medioriente” - ma anche da un intero sistema economico e finanziario globale per puro profitto.
Israele sta compiendo un genocidio perché ha il patrocinio di una super potenza economico/militare che non si cura di sottostare alle leggi e agli accordi internazionali e non avrebbe alcun scrupolo ad attaccare militarmente qualunque Paese per “difendere” i propri interessi senza temere alcuna conseguenza. Oggi dobbiamo prendere atto che domina la paura e la violenza dei prepotenti come ai tempi dell’impero romano.
Ciò che sta accadendo dinanzi all’opinione pubblica mondiale sicuramente cambierà in milioni di persone “ancora normali e abbastanza umane” la prospettiva dalla quale osservare un simile ma non unico fenomeno accaduto nel passato a milioni di vittime innocenti nel silenzio e nel disinteresse generale dovuto soprattutto alla mancanza di cultura e di informazione delle masse. Non è un caso la sistematica eliminazione fisica dei giornalisti che hanno testimoniato la verità in casi simili. Emblematica è l'esperienza vissuta da Julian Assange. La pulizia radiacale operata a danno dei testimoni scomodi è una pratica molto diffusa e attuale.
Siamo tutti chiamati a prendere coscienza che nessuno è esente dal pericolo di essere sacrificato all’egoismo predatorio di questa congrega di sciacalli. Sono gli stessi che stanno trascinando l’Europa nell’abisso di un inutile conflitto armato con la Russia.