Sport

Amarcord: Claudio Garella

Era il più bravo portiere del mondo coi piedi, citando l'avvocato Agnelli. Era impossibile quello Scudetto col Verona e l'ha vinto lui, con grande merito. Partendo dalla serie B, quel blocco forgiato da Bagnoli era arrivato sul gradino più alto. E "Garellik" li aveva scalati tutti.

Cresciuto al Torino, Claudio Garella parte forte con lo Juniorcasale, che vince il campionato di serie D e lui tira un rigore : lo segna, ovvio . Va poi al Novara in B e ha la grande occasione alla Lazio: non va benissimo . Prende 6 gol in Coppa col Lens, 5 dal Vicenza in due partite con lo zampino di Pablito Rossi . E fioccano i neologismi, come "la garellata". Il cognome Garella diventa "Paperella" e i tifosi laziali ne parlano. Ne riparlano. Poi un giorno vanno sotto casa e gli citofonano: la moglie risponde 'Mio marito è uscito'. 'Grazie signora, ma suo marito in partita non esce mai'.

Dirottato in B alla Sampdoria, ma fa una promessa : "Tornerò a giocare in serie A".
Torna e non vince : stravince.
'Ma Garella non ha stile', alzava il ditino qualcuno. Era Claudio Garella lo stile. Anche coi piedi , perchè in quel modo andava giù più in fretta sulle traiettorie basse. Ne ha fatte anche Zoff, ma non lo ricorda nessuno. E anche oggi qualche grande portiere "si abbassa".

Una volta, Zoff ha spiegato: "Io faccio poche parate in volo? Perché talvolta volando si copre un errore". Ecco il percorso, la ricerca della semplicità. Proprio Osvaldo Bagnoli ripeteva ai suoi: 'Il calcio è un gioco semplice e chi si vuole inventare le cose difficili, non sa giocare'. Un giorno la Samp, che aveva ceduto Garellik al Verona, se lo ritrova a Marassi ed è rigore con palla a Liam Brady, uno che difficilmente sbaglia: l’irlandese incrocia basso col mancino e lui la inchioda. Microfono al presidente Mantovani: “Vendendo Garella ho sbagliato, lo riconosco e gli faccio i complimenti”.

La svolta per Garella era stata il gruppo dei ragazzi di Bagnoli, la serenità che gli trasmetteva. E le trasferte decisive con Roma e Torino, in cui lui para tutto, anche le zanzare tigre . La vita e il calcio sono pieni di etichette : Garella è “quello che parava coi piedi”. Però la sua parata più bella è classica, con le mani: 21 aprile 1985, Milan – Verona a San Siro, cross di Wilkins e incornata prepotente di Mark Hateley, detto Attila. Palla diretta verso il secondo palo . Ma Claudio Garella si ritrova piazzato sul primo e leggermente avanti. Si fa beffe della forza di gravità e con la manona schiaffeggia sul montante. Poi la recupera. Da cineteca. Un punto a San Siro che è un mattoncino per uno Scudetto leggendario.

Qualcuno dava per impossibile anche lo Scudetto al Napoli e lui ha vinto anche lì. Pare che non riuscisse a fare a meno di un sorso di vino. Risultato: prima di ogni partita il massaggiatore Carmando gli faceva trovare un bicchiere di rosso, ovviamente all'insaputa di mister Bianchi.
La domenica Claudio Garella non si faceva mai la barba. Niente, non si è rasato nemmeno quella volta, prima che la sua squadra andasse in udienza dal Papa. Lui era così. C'è anche una meravigliosa canzone di Jocelyn Pulsar dedicata a lui.

Il 12 agosto 2022 se ne andava Claudio Garella .

Autore Alessandro Lugli
Categoria Sport
ha ricevuto 309 voti
Commenta Inserisci Notizia