Non è colpa del Napoli se il mercato invernale potrebbe diventare l’ennesimo dramma soap opera della nostra Serie A, come lo è stato per quello estivo della Lazio.
Il motivo? La Commissione indipendente di vigilanza sui conti avrebbe deciso di congelare ogni movimento che non sia a costo zero, nonostante gli azzurri abbiano liquidità e soldi freschi da spendere sul mercato di gennaio.
Sì, hai letto bene: il Napoli ha soldi, ma non li può usare. È come se ti dessero un portafoglio pieno e ti dicessero di non spenderli perché qualcuno non capisce ancora come funzionano i conti di una società di calcio moderna. Una barzelletta con clausola rescissoria.
Come scrive Enzo Bucchioni, ripreso da TuttoMercatoWeb, siamo dinanzi ad un “paradosso colossale”, mentre il presidente Aurelio De Laurentiis è letteralmente furioso per il blocco sul mercato imposto per ragioni contabili a dir poco farraginose.
Farragini che adesso costringeranno De Laurentiis & co. ora cercare soluzioni creative, magari sacrificare qualche talento (Lucca? chissà…) solo per rientrare nei parametri e poi provare a portare quel centrocampista indispensabile nel bel mezzo di una stagione in cui gli infortuni stanno facendo saltare pezzi del centrocampo come se fossero tessere di un domino.
Benvenuti nella tragedia (o farsa?) di Gravina & co., dove le regole – quelle stesse regole che dovrebbero essere chiare da anni – si rivelano spuntoni con cui infilzare club di Lo Tito e De Laurentiis, suoi noti oppositori. Così si è scatenata l’ennesima rissa istituzionale: blocco del mercato, conti, parametri e burocrazia al posto di gioco, sprint, gol e spettatori in piedi.
C’è chi dice di voler salvare il calcio italiano, e poi c’è chi con le stesse parole soffoca il pallone nel sonno, mentre tutti – tifosi, giocatori, dirigenti puliti – restano con un pugno di polemiche invece che con un pallone in mano.
Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, si è trincerato dietro la presunta chiarezza delle regole, dichiarando che “il blocco del mercato è sancito da norme note da due anni” come se fosse un capitolo di filosofia sportiva. Una frase che suona un po’ come dire “l’ordine è sacro” mentre il calcio affonda nella stagnazione.
È surreale: la Lazio di Lotito si ritrova col mercato bloccato per un errore contabile di qualche milione e Lotito stesso tuona contro Gravina, accusandolo di non mettersi mai in discussione. Qui non si tratta di tifare per l’uno o per l’altro: si tratta di vedere un dirigente diventare il simbolo della mancanza di leadership effettiva nel panorama calcistico nazionale.
Dall’altra parte c’è il Napoli, che viene punito con limitazioni che sembrano far parte di un teatrino di potere, non di applicazioni ragionevoli di norme. La commissione per il controllo dei conti blocca il mercato nonostante la liquidità disponibile e l’organizzazione interna dell’organo di controllo non sembra ispirare fiducia o comprensione.
Se davvero si trattasse di regole sacre, allora che senso ha punire club sani pur di dimostrare che “le regole sono uguali per tutti”, mentre le cosiddette “big” del calcio, tutte sfarzo e selfie, si aggirano sul campo come regine in declino, gonfie di titoli e sponsor ma cariche di debiti nascosti, incapaci di sostenere i propri conti senza vendere pezzi di club, calciatori e sogni dei tifosi.
Lo scontro tra Gravina presidente dalla FIGC e esponenti di rilievo della Lega di Serie A come Lotito e De Laurentiis è diventato ormai un simbolo del declino istituzionale del calcio: si parla di pesi e contrappesi, di statuti, di potere, mentre il gioco rischia di diventare uno sport da salotto con discorsi da salotto.
Il presidente della Lazio, a tempo debito, già aveva sottolineato che quando un progetto non funziona più volte, chi lo guida dovrebbe farsi delle domande e darsi delle risposte, come anche che la posizione di Gravina non dovrebbe essere immune da critiche o da essere messa in discussione, perché chi ricopre ruoli di responsabilità istituzionale “non sta lì perché c’è stato messo da Nostro Signore” ma deve rispondere alla collettività.
De Laurentiis, dal canto suo, ha spesso sollevato critiche sul modo in cui FIGC/Lega interpreti e gestiscano norme, arbitraggi e regolamenti, lamentando che il contesto regolamentare e decisionale della federazione/organismi di controllo stia danneggiando il calcio italiano in termini di fluidità e spettacolo.
E quei tifosi che, a torto o a ragione, pensano che in una Federazione normale Gravina sarebbe già costretto a lasciare?
Non sono solo voci da curva, ma sintomi di una frustrazione che investe l’intero calcio italiano: un presidente troppo guru delle regole, troppo poco alfiere del gioco, che perde il contatto con ciò che dovrebbe servire: il gioco, il pubblico, la competizione vera.
La solita Commedia all’Italiana applicata al calcio moderno, per cambiare tutto ma non mutare nulla.

