C’è tanto orrore nella guerra, in ogni guerra. Il sangue, la distruzione, la disperazione e la paura. E ci si aspetta da parte di chi la fa il senso di gravità della cosa; la postura di chi sa cosa comporta ma ritiene di dovervi ricorrere per ragioni superiori, e suo malgrado vi è costretto. Magari anche una dose di opportuna ipocrisia, ci sta, in rispetto alla morte.
C’è qualcosa di osceno, invece, in un capo di Stato che esibisce il suo goderne; della bellezza e magnificenza delle sue armi, della sua potenza e del suo orgoglioso…"li stiamo massacrando"! Come fosse una partita di football tra ragazzetti.
Come del suo ministro della guerra, tatuato come un nazista dell’Illinois, che…"Li stiamo prendendo a pugni mentre sono a terra".
Semplice questione di forma? Forse.
Ricordo però le foto di quel grigio burocrate che, appena diventato presidente, decise di sganciare la bomba; e poi anche una seconda. Serve a poco, forse, ma almeno la sua espressione era seria, adeguata al momento, mentre decideva in un colpo della vita di centinaia di migliaia di nemici, allo scopo di evitare altre morti americane.
Certo, la sostanza non cambia, ma…


