Sport

Serie A: Napoli-Bologna 2-3

Quella dell'11 maggio 2026 non è stata una partita, ma un romanzo d'appendice scritto col sangue e col fango sul prato del Maradona. Un Napoli ferito, che cercava l'abbraccio dell'aritmetica per tornare nel paradiso della Champions, si è ritrovato invece a ballare un tango disperato contro un Bologna sfacciato e bellissimo.

L'inizio del buio e la scossa del capitano

Il cielo sopra Fuorigrotta sembrava promettere festa, ma il Bologna di Italiano è entrato in campo col veleno. Al 9' minuto, un fulmine di Federico Bernardeschi ha squarciato il silenzio del tempio azzurro: un sinistro violento che ha lasciato Milinković-Savić a guardare le ombre. Il Napoli, stordito, ha barcollato ancora quando al 34' Riccardo Orsolini ha freddato tutti dal dischetto dopo un fallo di Di Lorenzo. Sembrava la fine. Ma proprio lui, il capitano Giovanni Di Lorenzo, allo scoccare del 45', ha caricato sulle spalle il dolore di una città intera infilando il gol che ha riaperto il cuore dei tifosi prima del riposo.

L'illusione e il colpo di grazia

La ripresa è iniziata con un boato primordiale. Nemmeno tre minuti e Alisson Santos ha firmato il pareggio, facendo tremare le fondamenta dello stadio: 2-2 e l'inerzia sembrava tutta per gli uomini di Conte. È stato un assedio d'amore, una spinta costante verso un destino che pareva scritto. Invece, il calcio sa essere crudele come un amante tradito. Al 90'+1, mentre il Napoli cercava il sorpasso, è spuntato Jonathan Rowe. Con una semi-rovesciata che rimarrà impressa come un marchio a fuoco, ha gelato il Maradona.

Un 2-3 che fa male, una sconfitta che rimanda ancora la festa Champions e lascia il Napoli con l'amaro in bocca proprio a un passo dal traguardo. È stata una notte di passioni violente, dove la bellezza del gesto tecnico di Rowe ha vinto sulla disperata voglia di riscatto azzurra.

Autore Alessandro Lugli
Categoria Sport
ha ricevuto 366 voti
Commenta Inserisci Notizia