Cosa resta a lei, alla fine di un libro, delle storie che ha fatto emergere?
Può restare il grido di un amore libero, la fuga da un ambiente tossico, la consapevolezza che i demoni più cattivi non muoiono mai, la rinascita possibile dopo un qualsiasi evento traumatico. Un finale che va oltre le storie.
Ha mai avuto la sensazione che una storia, una volta scritta, diventasse altro rispetto a ciò che aveva visto?
Può capitare perché i miei testi hanno sempre una pletora di messaggi e sotto messaggi e quindi il lettore di volta in volta ha potuto ‘scegliere’ l’interpretazione del libro a lui più congeniale.
Che cosa teme di più: che il lettore distolga lo sguardo o che continui a guardare senza comprendere?
Distogliere lo sguardo è fisiologico: se la storia non piace, se l’ambientazione non convince, se lo stile è di poco impatto, perché insistere a forza? Io stesso abbandono molti dei libri che inizio a leggere. Guardare senza comprendere invece è sintomo di una situazione problematica che perlomeno grazie all’ultima ondata di lettrici Z ha smesso di continuare a deteriorarsi e guarda con ottimismo alla risalita.
Si è mai chiesto se, talvolta, il silenzio sarebbe stata una forma di rispetto maggiore della parola?
Certo. Il silenzio è sempre la risposta, anche per questo nei miei libri ci sono meno dialoghi che nella media della letteratura. I personaggi pensano, perché molto spesso le loro solitudini non possono essere incontrate dalla parola.
Quanto è disposto a sacrificare della propria sensibilità pur di non chiudere gli occhi su ciò che racconta?
Non racconto situazioni che non conosco, dove la sensibilità potrebbe pormi un freno. I miei occhi sono aperti e ogni frase che sento in pubblico può essere riconducibile a un sommerso, a un invisibile, a una problematica da far emergere, sempre da un punto di vista laterale.
Crede che la letteratura possa davvero far vedere l’invisibile o soltanto suggerirne un’ombra?
Per vedere davvero l’invisibile bisognerebbe decrittare le mail. La letteratura può limitarsi a mostrare l’invisibile del visibile, del manifesto, del mostrato, del non vietato, dell’accettabile, del non compromettente. Ma lo può fare in maniera egregia.


