Cristiano Ronaldo continua a sfidare il tempo con la stessa determinazione con cui ha sfidato avversari, critiche e limiti per oltre vent’anni di carriera. A 42 anni non parla di ritiro, ma di traguardi ancora da raggiungere, fissando un obiettivo che sembra appartenere più alla leggenda che alla cronaca: arrivare a 1.000 gol ufficiali prima di dire basta. Una dichiarazione che racconta molto del personaggio e del campione, capace di trasformare la longevità in un’altra forma di competizione.

“Non smetto finché non arrivo a 1.000 gol” non è una provocazione né una frase a effetto da cerimonia di gala, ma il manifesto di una carriera che ha sempre vissuto di sfide, numeri e ossessioni trasformate in grandezza.

A 42 anni, età in cui la maggior parte dei campioni ha già consegnato i ricordi agli archivi, Ronaldo continua a vivere il campo come un territorio da conquistare. Premiato a Dubai come miglior giocatore del Medio Oriente ai Globe Soccer Awards, il portoghese non parla da reduce, ma da protagonista. Lo fa con la consapevolezza di chi sa che il tempo passa, ma anche con la determinazione di chi ha imparato a dominarlo. “È difficile continuare a giocare, ma sono motivato”, dice. Ed è proprio in quella difficoltà che Cristiano ha costruito la sua leggenda.

Il traguardo dei 1.000 gol, oggi a quota 972, non è solo un numero tondo da consegnare alla storia. È la sintesi di una carriera fondata sulla continuità, sulla cura maniacale del corpo, sull’idea che il talento, senza disciplina, non basti. Con l’Al-Nassr segna 13 gol in 14 partite: cifre che, al netto del contesto, raccontano una fame intatta. Non importa il palcoscenico – Europa o Medio Oriente – perché per Ronaldo il calcio resta lo stesso: un campo, una porta, una missione.

C’è chi vede in questa rincorsa l’ombra dell’ego, chi la interpreta come l’ultimo atto di un campione incapace di fermarsi. Ma forse la verità è più semplice: Cristiano Ronaldo non sa vivere senza un obiettivo. Vincere trofei, raggiungere quel numero “che tutti conoscono”, non è vanità, è identità. È il modo che ha scelto per dare un senso al tempo che resta.

Se arriverà davvero a 1.000 gol – come lui stesso promette, infortuni permettendo – non sarà solo un record. Sarà la prova definitiva che l’età, nel calcio come nella vita, può essere un limite solo per chi accetta di fermarsi. Ronaldo, invece, ha deciso di andare avanti. Fino all’ultimo gol. Fino alla cifra che trasforma un campione in qualcosa di più: una leggenda numerica, fisica e mentale.