Imbattuto per 745 minuti, record per un portiere con la maglia della Lazio
Scudetto
Coppa delle Coppe
Coppa Italia
Supercoppa Europea
2 Supercoppe Italiane
Ha piazzamento, tecnica, presa. E' l'essenzialità dello stile.

Le basi dello Scudetto della Lazio del 1999-2000 sono i 16 risultati utili consecutivi, dal 6 dicembre 1997 al 5 aprile 1998 e lui non subisce gol dall’11 febbraio al 5 aprile ’98 : fanno 745 minuti. Ogni anno almeno un trofeo. Ma cos’è successo ? : “Due partite ci avevano scosso: le sconfitte con l’Atalanta e la Juventus nel giro di un mese. Era il periodo della vicenda-Signori, ma non a causa di Beppe Signori intendiamoci. Questo sarebbe fuorviante. Il problema era la presenza contemporanea di quattro giocatori di grande livello per due soli posti in squadra. Dopo quelle sconfitte ci siamo spaventati e abbiamo pensato: o si raddrizza la barca oppure buttiamo via un’altra stagione”.

Cosa avete fatto? “Siamo andati a cena. La soluzione del problema è stata parlare. E siccome all’allenamento di tempo per parlare ce n’è poco, abbiamo deciso di cenare insieme una volta a settimana. Di giovedì o venerdì. Discutevamo dei problemi della squadra e dei problemi personali . A Roma troppo spesso c’è la convinzione che le fortune o le disgrazie delle due squadre vengano dal cielo. E’ sbagliato. E’ un modo per scansare le responsabilità. Noi ci siamo convinti che il rendimento della squadra dipendeva solo da noi. Ci sentivamo sotto un tiro incrociato. A quei tempi lo sport preferito a Roma era sparare sulla Lazio. Quelle due ore a settimana ci hanno molto uniti, hanno cementato il gruppo. E anche i nuovi arrivati hanno fatto quadrato: Roberto Mancini, Jugovic, anche Pancaro e Lopez. L’innesto di giocatori abituati a lavorare in una squadra vincente è stato molto importante. Anche Boksic è stato importante. Lui è un ragazzo intelligente, ma un anno di Juventus gli ha regalato maggiore convinzione, una maniera diversa di accostarsi alla partita”.

Tu sei probabilmente uno dei promotori delle cene tra compagni. Sei la spalla ideale per Eriksson. Sei l’esperienza, l’equilibrio, la saggezza. A proposito, mister Eriksson? “Il merito della trasformazione di una squadra di calcio va riconosciuto al suo allenatore. Eriksson è stato grande, non ha mai perso il controllo della situazione, ha sempre allontanato la squadra dalle polemiche, ha tenuto tutti i giocatori sulla corda. Anche chi è stato gettato nella mischia dopo mesi risultava il migliore in campo. Le gerarchie sono state ristabilite e questo ha tranquillizzato lo spogliatoio. E’ stato chiarito chi fossero i titolari e chi i vice-titolari. La squadra è diventata compatta, sicura, convinta come mai ”.

Roma è una piazza turbolenta? “A Roma è difficile gestire sia gli entusiasmi che le depressioni. Nella mentalità di una squadra da vertice dev’esserci posto per il realismo, non per l’euforia. Ma io il calcio lo concepisco così: passionale, viscerale. Certo, nei momenti difficili vorresti dai tifosi maggiore comprensione, più aiuto e meno accanimento. Ma è come pretendere la botte piena e la moglie ubriaca. Roma è una città che si lascia vivere bene, non opprime. Anzi il rimpianto è non poterla godere fino in fondo . Da quando sono diventato papà, la sera esco poco”.
Cos’è il calcio per te? “E’ più di una passione. Diventa quasi un bisogno. Il gioco del pallone non ha ancora perduto il suo fascino, ma rischia di perderlo per la sua americanizzazione”.

Cioè ? “Voglio dire che lo show sta superando l’evento sportivo. Sono preoccupato per l’eccesso di giocatori stranieri nelle nostre squadre, per l’enorme potere della tv sulle società, anche se tutto il movimento ne trae grossi vantaggi economici. Non vorrei che la gente si convincesse che la partita si vede meglio in tv. E’ falso. La rapidità del mutamento è straordinaria. Quando ho esordito in A nel Torino era il 1988 e dopo poco più di dieci anni il calcio è irriconoscibile”.

Con 339 è primatista di presenze con la maglia della Lazio per un portiere. E' tredicesimo in Italia all time per rigori parati.
Buon compleanno a Luca Marchegiani.


_________________________________________
(fonte: intervista a Franco Recanatesi – Corsport)