Esteri

Gli USA riscrivono il diritto internazionale: Trump bombarda Caracas e "deporta" Maduro

Donald Trump, dopo aver ordinato bombardamenti su Caracas, ha annunciato la cattura e la deportazione del presidente venezuelano Nicolas Maduro. Per fortuna, Trump aspira ad ottenere come riconoscimento internazionale il Nobel per la pace, altrimenti chissà che cosa avrebbe potuto o potrebbe ancora fare!

Secondo l'annuncio trionfalistico diffuso dallo stesso Trump, ovviamente tramite il suo account della sua piattaforma social, gli Stati Uniti avrebbero colpito obiettivi militari in Venezuela e catturato il presidente Nicolas Maduro, portandolo fuori dal Paese insieme alla moglie. Un'operazione di portata enorme, la più diretta in America Latina dai tempi dell'invasione di Panama del 1989. Un precedente storico tutt'altro che rassicurante, che allora non portò stabilità né democrazia, ma lasciò macerie politiche e istituzionali.

Eppure, l'amministrazione Trump pretende che il mondo legga questa azione come un atto di giustizia internazionale. Le accuse contro Maduro — narcotraffico, brogli elettorali, guida di uno "stato criminale" — vengono ripetute come mantra, senza che vengano fornite prove pubbliche, verificabili, né un mandato internazionale che legittimi un'operazione militare e un rapimento di Stato. Il diritto internazionale, ancora una volta, viene trattato come un optional.

Il silenzio o l'assenza di conferme da parte del governo venezuelano non rafforzano la versione statunitense, ma la rendono ancora più inquietante. Un presidente che annuncia al mondo la cattura di un capo di Stato straniero sui social network, senza dettagli, senza trasparenza, senza controllo democratico, non sta difendendo la pace: sta normalizzando l'arbitrio.

C'è poi la questione economica, che l'amministrazione Trump finge di non vedere. Il Venezuela possiede le maggiori riserve di petrolio del mondo, e da anni accusa Washington di voler mettere le mani su quelle risorse. Negare che questo elemento pesi nelle decisioni strategiche statunitensi significa insultare l'intelligenza di chi osserva la politica internazionale con un minimo di onestà.

Ancor più grave è il messaggio politico. Offrire una ricompensa da 50 milioni di dollari per la cattura di un presidente in carica, accompagnare l'offerta con un massiccio dispiegamento militare e poi rivendicare il risultato come successo, equivale a incoraggiare colpi di mano, tradimenti interni e destabilizzazione permanente. È la diplomazia trasformata in caccia all'uomo.

La pace non si costruisce bombardando capitali straniere, né deportando leader politici sulla base di accuse unilaterali. La pace richiede negoziati, mediazione, rispetto delle regole comuni. Tutto ciò che questa operazione nega in partenza. Ma questo è il modello di "pace" che l'amministrazione Trump propone al mondo!

Siamo di fronte a un atto che collide frontalmente con la Carta delle Nazioni Unite, con i principi di sovranità e con ogni nozione di legalità internazionale condivisa.

L'uso della forza armata contro un altro Stato è consentito, secondo l'articolo 2(4) della Carta ONU, solo in casi eccezionali: autodifesa immediata o mandato esplicito del Consiglio di Sicurezza. Nessuna di queste condizioni risulta soddisfatta in relazione a quanto avvenuto. Non vi è stata alcuna aggressione armata del Venezuela contro gli Stati Uniti, né alcuna autorizzazione internazionale. Parlare di "operazione legittima" è quindi giuridicamente insostenibile.

La cattura di un capo di Stato straniero, per di più in carica, costituisce un'ulteriore violazione. I capi di Stato godono di immunità personale assoluta secondo il diritto internazionale consuetudinario. Anche qualora esistessero accuse penali, esse dovrebbero essere trattate da tribunali competenti, non da bombardieri e forze speciali. Trasformare un'accusa unilaterale in un'azione militare equivale a sostituire il diritto con la legge del più forte.

Quanto accaduto fornisce un messaggio devastante: ogni potenza può arrogarsi il diritto di decidere chi governa, chi è legittimo e chi va rimosso con le armi. Non è la fine dei conflitti, ma la fine del diritto internazionale. Ed è esattamente questo ciò che l'amministrazione Trump sta proponendo.

Un'ultima considerazione... perché - a questo punto - la Russia dovrebbe essere sottoposta a sanzioni se non si dovesse fare altrettanto con gli Stati Uniti?

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
ha ricevuto 469 voti
Commenta Inserisci Notizia