Una mano sulla coscienza!
Siamo alla frutta... come si usa dire quando una situazione è finita male!
A chi non è capitato, almeno una volta. Di fronte a un sopruso, una prepotenza, una forte ingiustizia o una minaccia di pensare di reagire con la violenza; di aver per le mani qualcosa per colpire, per spaccare quella testa? Di pensarlo, dicevo; ma qui sta la differenza, enorme, tra averlo pensato e averlo fatto davvero.
È una questione di istanti, e non parlo di quando la minaccia è in atto e ci di deve davvero difendere. Parlo di qualche istante dopo, quando è cessata la minaccia ed è invece la rabbia a prevalere; il desiderio di vendetta, la voglia di punire.
È nel gioco di quegli istanti, nel controllo, nella differenza tra il pensarlo e farlo davvero, nella capacità di fermarsi, di frenare l’istinto che sta la distanza tra un consesso selvaggio e una società civile che si basa e affida a regole condivise.
Ieri ho sentito un anziano signore, che quella capacità non l’ha avuta, e può succedere, ma con questo ha non solo stravolto la sua vita ma anche quella dei suoi cari, beh l’ho sentito rivolgersi sfrontatamente al Capo dello Stato quasi intimandogli di… mettersi una mano sulla coscienza!! Quasi fosse un capo-popolo e toccasse all’altro dover fare i conti con la propria coscienza e non lui neanche nuovo a eccessi simili.
Totale stravolgimento, con politici pronti a sostenerlo e fare a gara per eccitare il basso ventre popolare e reclutare il personaggio tra le proprie fila; emblema di chissà quale eroismo o valore civile.
E ci sono i tanti, tantissimi che sostengono che sia giusto così, che ha fatto bene; un coro liberatorio perché così si risolvono le questioni: per le spicce. Quasi che il coraggio, l’eroismo fosse nell’inseguire e freddare, pistola alla mano, persone in fuga, tutti giustizieri della notte come un film, e non ci volessero invece davvero le palle, quelle vere, nel fermarsi, tirare un respiro e seguire le regole!