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Sadegholvaad e De Pascale contro la partecipazione di Israele al TTG di Rimini: "Non si può promuovere il turismo della guerra"

"Esprimo la mia ferma condanna per le recenti decisioni del Consiglio Municipale di Roma, e mi unisco alle critiche espresse dal Presidente della CER, Victor Fadlun. Si tratta di posizioni unilaterali, che non solo non favoriscono la pace, ma fanno il gioco di Hamas. È particolarmente grave e doloroso che ciò avvenga proprio a Roma, la città segnata dalla tragica morte del piccolo Stefano Gaj Tachè, vittima del terrorismo palestinese".

Questa bislacca dichiarazione è stata rilasciata dall'ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, scandalizzato perché a seguito della mozione approvata dall'Assemblea Capitolina lo scorso giovedì, in Campidoglio è stata esposta la bandiera della Palestina, in segno di solidarietà con la popolazione civile di Gaza, duramente colpita dagli attacchi dell'esercito israeliano. 

L'ambasciatore Peled non ha avuto il tempo di finire di esternare la sua indignazione, che ha dovuto ingoiare un altro schiaffo alla credibilità di Israele.

Questo è ciò che in settimana Jamil Sadegholvaad, sindaco di Rimini, aveva chiesto alla società organizzatrice del TTG Travel Experience, che si svolgerà a Rimini dall'8 a il 10 ottobre: 

"Questa mattina il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale ed io abbiamo inviato al Presidente di IEG, Maurizio Ermeti, una lettera a firma congiunta in cui si chiede, nel rispetto dell'autonomia gestionale dell'ente, di ripensare alla presenza dello stand di Israele al prossimo TTG Travel Experience, che si svolgerà a Rimini dall'8 a il 10 ottobre.Se sino all'edizione 2024 della manifestazione la compresenza degli stand di Palestina ed Israele era consuetudine, le evoluzioni drammatiche rispetto al destino di Gaza, con le conseguenze che stanno squassando non solo il Medio Oriente ma il mondo intero, rendono oggi difficile conciliare la stessa prassi.Non crediamo davvero che oggi sia eticamente e moralmente accettabile proporre come destinazioni di vacanza luoghi di guerra, terrore e morte, e – nel definire accordi commerciali – non tenere conto delle giuste parole di condanna delle violenze perpetrate dal Governo Nehtanyau, pronunciate anche dal Governo italiano e della Commissione europea che ha recentemente preannunciato misure sanzionatorie comunitarie.Al di là delle questioni logistiche e tecniche (sappiamo che i referenti dello stand della Palestina, pur invitati, da giorni drammaticamente non rispondono più ai solleciti di IEG per confermare la propria presenza al TTG), il Presidente De Pascale ed io chiediamo ufficialmente a IEG di tenere conto di questa posizione che è espressione diretta ed indiretta della sensibilità di tantissimi cittadini di Rimini e dell'Emilia Romagna.Tutto questo nella speranza che un clima di ritrovata pace e di cessazione di ogni conflittualità, che garantisca la dignità di ogni Popolo, possa ricucire già per le prossime edizioni quel filo che ogni anno, e fino a ieri, Rimini e il TTG avevano tessuto con pazienza e soprattutto convinzione assoluta: anche una manifestazione come questa può contribuire all'insanabile desiderio di pace che reclama tutto il mondo".

L'appello è stato accolto a stretto giro da IEG, società organizzatrice, che ha fatto sapere che "alla luce delle posizioni del Comune di Rimini, città dove si svolge la manifestazione TTG TRAVEL EXPERIENCE 2025, e della Regione Emilia-Romagna" ha "comunicato all'Ente del Turismo israeliano del venir meno delle condizioni per una loro partecipazione alla manifestazione in oggetto".

L'Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo ha definito la decisione unilaterale "errata e destinata ad acuire la spaccatura nei rapporti tra i popoli" e "dannosa per il turismo stesso e per l'economia collegata".

L'ambasciatore Peled ha nuovamente esternato denunciando "un'ennesima intromissione ideologica che usa il turismo per propaganda elettorale, ignorando i danni culturali, religiosi e commerciali tra Italia e Israele".

Non ha voluto far mancare la propria solidarietà allo Stato canaglia di Israele la ministra del Turismo Daniela Santanchè, per sottolineare la complicità del Governo Meloni con lo Stato ebraico:

"Apprendo con stupore la decisione dell'Italian Exhibition Group che asseconda le richieste del PD di escludere dalla Fiera TTG di Rimini lo stand di Israele. Stupore sia perché il turismo è e dev'essere un ponte di pace, un'opportunità di conoscersi abbattendo barriere e pregiudizi; sia perché l'Italia non ha mai discriminato nessuno, avendo da sempre fatto dell'ospitalità una delle sue prerogative. Prerogative che l'hanno fatta amare in tutto il mondo, senza alcuna distinzione di bandiera. Il turismo non va strumentalizzato ed utilizzato per inasprire gli animi, ma deve essere strumento di dialogo".

Il sindaco di Rimini ha avuto il coraggio di prendere una posizione chiara e netta, in un momento in cui troppi preferiscono girarsi dall’altra parte o rifugiarsi nella retorica del “ponte di pace” usato come alibi per non disturbare. Escludere lo stand di Israele dal TTG non è una mossa contro il turismo, ma un atto di coerenza etica e politica: non si può promuovere come meta di vacanza un Paese che oggi è sinonimo di bombardamenti, occupazione e morte.

La decisione di Sadegholvaad, sostenuta dalla Regione e recepita dall’organizzatore, ha rimesso al centro il principio che l’economia – anche quella turistica – non può essere disgiunta dalla responsabilità morale. È un segnale forte, che dà voce alla sensibilità di tantissimi cittadini e che dimostra come anche un evento fieristico possa avere un ruolo nella battaglia per la pace e la giustizia.

Ed è ancora più evidente il contrasto con il governo Meloni, che si limita a fare da scudo politico a Israele e a ripetere slogan vuoti, senza mai assumere una posizione autonoma e coraggiosa. Mentre a Roma e a Rimini arrivano segnali concreti di dignità e responsabilità, da Palazzo Chigi non arriva nulla: solo complicità e silenzi imbarazzanti.

Autore Ugo Longhi
Categoria Politica
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