Litfiba, Firenze esplode per i 40 anni di "17 Re": arena sold out e Pelù incendia il palco tra rock e messaggi politici
Quarant'anni dopo l'uscita di "17 Re", i Litfiba sono tornati a casa per una serata destinata a entrare nella storia della band e della città. Al Prato delle Cornacchie, nel parco delle Cascine di Firenze, quasi 7mila spettatori hanno gremito la nuova arena per eventi, inaugurata proprio con il concerto sold out del tour "Quarant'anni di 17 Re - Tour 2026".
Per oltre due ore e mezza, il pubblico ha ripercorso uno dei capitoli più importanti del rock italiano insieme alla formazione storica: Piero Pelù alla voce, Ghigo Renzulli alla chitarra, Antonio Aiazzi alle tastiere e Gianni Maroccolo al basso, con Luca Martelli alla batteria, chiamato a raccogliere l'eredità dello storico Ringo De Palma, omaggiato durante l'esecuzione di "Eroi nel vento".
La serata è iniziata con l'introduzione strumentale di "Febbre", seguita dal brano che dà il titolo all'album. Dopo un avvio più raccolto, il concerto ha alzato progressivamente i giri con pezzi come "Come un Dio", "Oro nero" e "Sulla terra", fino all'esecuzione integrale di "17 Re", accolta con entusiasmo crescente dal pubblico.
A rendere ancora più speciale l'appuntamento sono stati gli ospiti Francesco Magnelli e Daniele Trambusti, protagonisti delle registrazioni originali del disco, saliti sul palco per interpretare alcuni brani insieme alla band. La prima parte dello spettacolo si è conclusa con "Resta", prima della pausa che ha preceduto il gran finale.
Ma quello dei Litfiba non è stato soltanto un concerto celebrativo. Tra un brano e l'altro, Piero Pelù ha trasformato il palco anche in uno spazio di riflessione, intervenendo più volte sui principali temi dell'attualità politica e sociale. "Di concerti dove non si dice niente è pieno", ha dichiarato il frontman, aggiungendo che "chi non parla è complice e noi non lo siamo".
Durante "Sulla terra", il cantante ha sventolato una bandiera palestinese, mentre in altri momenti dello show ha criticato quella che ha definito "la propaganda hollywoodiana", il "suprematismo bianco" e le lobby "del petrolio, del cemento, dell'algoritmo e delle armi". Prima di "Vendetta" ha, inoltre, fatto riferimento al caso del gioielliere Mario Roggero, mentre parlando dello scenario internazionale ha espresso preoccupazione per la crescente tensione globale, invitando l'Italia a interrompere la vendita di armi a Israele.
Il bis ha regalato altri momenti simbolici. Pelù è rientrato sul palco in sella a una bicicletta con una bandiera italiana, definita "libera e antifascista", accompagnando il gesto con una critica ai "troppi patrioti nostalgici". A chiudere la serata sono stati alcuni dei brani più amati del repertorio dei Litfiba, da "Il vento" a "Istanbul", passando per "Santiago", "Eroi nel vento", "La preda" e "Tex", durante la quale non è mancato un nuovo affondo contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con una parrucca arancione fatta roteare sul palco. Il saluto finale è arrivato sulle note di "Cangaceiro", tra gli applausi del pubblico.
Il concerto ha avuto anche un forte valore simbolico per Firenze, segnando l'inaugurazione ufficiale della nuova arena del Prato delle Cornacchie. L'apertura della struttura era inizialmente prevista con un concerto di Claudio Baglioni, poi rinviato a causa di una malattia. Alla fine, a battezzare il nuovo spazio sono stati proprio i Litfiba, nella loro città, celebrando uno degli album più iconici della loro carriera davanti a un pubblico che ha risposto con un sold out e un entusiasmo travolgente.