Capriata non compare su nessuna carta geografica del Trentino, eppure, dopo sei romanzi, è diventata un luogo nel quale si può tornare, riconoscere persone familiari e ritrovare abitudini che sembrano appartenere alla vita di un paese vero. Chi ha seguito I delitti di Capriata fin dall’inizio conosce il bar di Stefano Mattivi, i suoi frequentatori, i boschi che circondano l’abitato e quella particolare familiarità che si crea tra persone abituate a incontrarsi ogni giorno, anche quando non hanno molto da dirsi o preferirebbero farsi gli affari propri.
Nel precedente appuntamento abbiamo parlato di Brutti sogni, il sesto romanzo della serie, nel quale il passato di Stefano torna a occupare un posto importante nella sua vita. Questa volta, invece, vorrei accompagnarvi oltre la vicenda di un singolo libro, per raccontare ciò che tiene insieme le sei storie e permette a Capriata di continuare a esistere anche quando un’indagine si conclude.
Inventare un paese significa potergli attribuire una geografia, scegliere dove collocare le case, immaginare le strade e decidere quali luoghi far frequentare ai personaggi. Il lavoro diventa più complesso quando quello stesso paese deve accogliere nuove vicende, perché ogni romanzo aggiunge qualcosa alla sua identità e tutto ciò che è stato raccontato in precedenza continua a far parte della sua storia.
Capriata ha cominciato a prendere forma con Torna a casa, Viola!, attraverso la vita di Stefano, il suo bar affacciato sulla valle e Viola, una pecora del Camerun decisamente insolita come animale domestico. Attorno a loro si muove una comunità nella quale la scomparsa di un animale e un omicidio finiscono per intrecciarsi, portando il lettore a conoscere persone, rapporti e luoghi che torneranno anche nei romanzi successivi.
Con Occhio per occhio i boschi diventano parte di una vicenda inquietante, mentre il bar continua a essere il punto d’incontro di chi commenta le notizie, formula ipotesi e partecipa, almeno attraverso le conversazioni, a quanto accade in paese. In Fango rosso, invece, sono le terme a entrare nella storia attraverso il ritrovamento del corpo di una donna, mostrando un altro ambiente della vita locale e portando alla luce vicende che coinvolgono anche il passato dei protagonisti.
Nel frattempo, Capriata continua ad allargare la propria rete di relazioni. Gelosia canaglia e Trattativa riservata aggiungono nuove indagini, coinvolgono persone diverse e mostrano quanto sia difficile separare completamente le vicende private da quelle che finiscono per interessare l’intera comunità. Anche quando le indagini si spostano oltre i confini del paese, Stefano e gli altri personaggi conservano il legame con il luogo in cui vivono, con le persone che conoscono e con le esperienze accumulate nel corso degli anni.
Il Trentino ha un ruolo importante in tutto questo, ma non soltanto per la bellezza dei suoi paesaggi. Le montagne, i boschi, i masi e le attività legate al territorio appartengono alla quotidianità dei personaggi e influiscono sul modo in cui si sviluppano le vicende. Un bosco può essere un luogo familiare e diventare improvvisamente teatro di un delitto, mentre le terme, normalmente associate al benessere, possono custodire una storia ben diversa da quella che ci si aspetterebbe.
Anche il bar di Stefano ha acquistato una funzione che va oltre quella di un semplice locale dove bere qualcosa. È il posto in cui le notizie arrivano, vengono commentate e qualche volta trasformate dalle opinioni di chi le racconta. I frequentatori abituali hanno caratteri diversi, non sono necessariamente d’accordo e proprio attraverso le loro conversazioni restituiscono il modo in cui una piccola comunità reagisce agli avvenimenti che la riguardano.
Accanto a Stefano continuano a esserci sua figlia Betty, Viola e il maresciallo Bortolotti, conosciuto come Sergente Garcia, insieme agli altri abitanti che contribuiscono a rendere riconoscibile questo mondo. Le loro relazioni non rimangono sospese tra un libro e l’altro, perché le esperienze vissute hanno conseguenze e il tempo, anche nella narrativa, modifica il modo in cui le persone guardano se stesse e chi hanno accanto.
In Brutti sogni questa continuità diventa particolarmente importante, perché Stefano deve confrontarsi nuovamente con la scomparsa della moglie Erica, avvenuta vent’anni prima, mentre un vecchio delitto irrisolto torna a interessare Capriata. Il lettore ritrova un personaggio del quale conosce ormai una parte della vita e può comprendere quanto certi avvenimenti, anche dopo molti anni, continuino a influenzare il presente.
Dopo sei romanzi, Capriata possiede quindi qualcosa che non si può ottenere semplicemente descrivendo un paese con precisione: una memoria costruita attraverso le storie dei suoi abitanti. Ogni nuovo episodio si inserisce in una realtà narrativa che ha già conosciuto perdite, cambiamenti, amicizie, conflitti e momenti di tranquillità, proprio come accade nei luoghi in cui viviamo.
Forse è anche per questo che alcuni luoghi letterari finiscono per sembrarci reali, pur sapendo perfettamente che sono nati dall’immaginazione di uno scrittore. Ricordiamo dove si incontrano i personaggi, riconosciamo le loro abitudini e, quando apriamo un nuovo libro della serie, abbiamo la sensazione di ritrovare un posto dal quale siamo mancati per qualche tempo.
Mi piacerebbe sapere se è successo anche a voi di affezionarvi a un luogo inventato fino a percepirlo quasi come reale. Quale paese, città o altro luogo della narrativa vi è rimasto così impresso da farvi desiderare di poterlo visitare davvero?


