Non è più un pericolo proiettato nel futuro, ma una crisi già in corso. È questo il messaggio centrale del World Scientists’ Warning to Humanity: A Third Notice, il nuovo grande appello internazionale al quale ha aderito anche ISDE Italia, l’Associazione Medici per l’Ambiente.
Il documento, attualmente in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica BioScience, descrive una Terra sottoposta a pressioni che stanno progressivamente destabilizzando i sistemi naturali dai quali dipendono società, economie e salute umana. Nella versione disponibile viene specificato che il testo è ancora “in press” e che la pubblicazione definitiva potrà quindi contenere alcune modifiche. Non è ancora indicato neppure il numero conclusivo degli scienziati e dei Paesi firmatari. (ISDE News)
Si tratta del terzo grande avvertimento rivolto dalla comunità scientifica all’umanità. Il primo risale al 1992, quando circa 1.700 scienziati, tra i quali la maggioranza dei premi Nobel nelle discipline scientifiche allora viventi, denunciarono il rischio di una collisione tra attività umane e sistemi naturali. Nel 2017 arrivò il Second Notice, firmato da 15.364 scienziati di 184 Paesi, che constatava come molti degli indicatori ambientali denunciati venticinque anni prima fossero ulteriormente peggiorati.
Sette confini planetari su nove sono stati superati
Il nuovo documento utilizza parole ancora più nette. Cambiamento climatico, perdita di biodiversità, alterazione dei cicli naturali, degrado dei suoli e delle risorse idriche, inquinamento e livelli insostenibili di produzione e consumo stanno modificando il funzionamento del sistema Terra.
Il dato probabilmente più significativo riguarda i cosiddetti confini planetari, cioè i processi fondamentali che contribuiscono a mantenere la stabilità e la resilienza del pianeta.
Secondo il Planetary Health Check 2025, sette dei nove confini sono ormai stati oltrepassati: cambiamento climatico, integrità della biosfera, trasformazione dell’uso del suolo, alterazione dell’acqua dolce, flussi biogeochimici di azoto e fosforo, introduzione di nuove entità chimiche e, dal 2025, acidificazione degli oceani. Restano invece ancora entro lo spazio considerato sicuro il limite relativo all’ozono stratosferico e quello collegato al carico di aerosol atmosferici. (Potsdam Institute)
Il problema non riguarda soltanto il superamento dei singoli limiti. Quando diversi sistemi fondamentali vengono contemporaneamente spinti fuori dalle condizioni di relativa stabilità, aumenta infatti il rischio di effetti a cascata, cambiamenti non lineari e trasformazioni difficilmente reversibili.
Gli autori richiamano anche il pericolo rappresentato dai cosiddetti tipping points, le soglie oltre le quali determinati sistemi naturali possono avviare cambiamenti autonomi e difficili da arrestare. Fra gli esempi più delicati figurano le grandi calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide occidentale.
L’acidificazione degli oceani è l’ultimo limite superato
Una delle novità più rilevanti riguarda proprio gli oceani. Nel 2025 l’acidificazione oceanica è stata classificata per la prima volta come un confine planetario superato. L’aumento della concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera determina infatti un maggiore assorbimento di CO₂ da parte degli oceani e modifica progressivamente la chimica dell’acqua.
Le conseguenze investono soprattutto organismi che utilizzano il carbonato di calcio per costruire gusci e strutture scheletriche, ma possono propagarsi alle catene alimentari marine, alle barriere coralline e agli ecosistemi da cui dipendono milioni di persone.
Grandi trasformazioni
Il Third Notice non si limita però a descrivere la crisi. Individua alcune trasformazioni fondamentali considerate necessarie per riportare progressivamente l’umanità entro condizioni compatibili con la stabilità del pianeta.
La prima riguarda l’energia. Gli scienziati ritengono che la progressiva eliminazione dei combustibili fossili sia indispensabile per stabilizzare il clima e chiedono una transizione rapida e socialmente equa verso fonti energetiche rinnovabili. Nei Paesi più ricchi viene indicata anche la necessità di ridurre la domanda complessiva di energia.
La seconda trasformazione riguarda gli ecosistemi: protezione delle aree naturali ancora integre e ripristino su larga scala di territori, fiumi, foreste e mari degradati. Biodiversità e habitat non vengono considerati soltanto un patrimonio naturalistico, ma infrastrutture essenziali dalle quali dipendono disponibilità di acqua e cibo, regolazione climatica e protezione dagli eventi estremi.
Il terzo punto riguarda invece l’economia. Il documento mette in discussione modelli fondati sull’espansione continua del consumo di materiali ed energia e invita a valutare lo sviluppo non soltanto attraverso la crescita economica, ma anche attraverso benessere, sostenibilità e distribuzione delle risorse.
Consumi e disuguaglianze
Il quarto intervento riguarda infatti i consumi. Gli autori sottolineano che l’impatto ambientale non è distribuito uniformemente: i Paesi più ricchi e le fasce economicamente più forti della popolazione sono responsabili di una quota sproporzionata delle emissioni, dell’estrazione di materie prime e dell’utilizzo delle risorse.
La questione ambientale assume quindi anche una dimensione sociale. Chiedere indistintamente gli stessi sacrifici a gruppi che hanno responsabilità e disponibilità economiche profondamente differenti rischia di aggravare le disuguaglianze anziché risolvere il problema.
Da qui la richiesta di politiche capaci di attribuire maggiori responsabilità a chi genera gli impatti maggiori e, contemporaneamente, di tutelare le popolazioni che risultano maggiormente esposte alle conseguenze della crisi pur avendovi contribuito meno.
Cambiare anche il sistema alimentare
La quinta trasformazione riguarda l’alimentazione e l’agricoltura. La produzione di cibo contribuisce in maniera significativa alle emissioni globali e determina forti pressioni su suolo, acqua, biodiversità e cicli di azoto e fosforo.
Il documento propone quindi una maggiore diffusione di alimentazioni basate prevalentemente su prodotti vegetali integrali, una forte riduzione degli sprechi alimentari e un passaggio verso pratiche agricole maggiormente sostenibili e rigenerative.
Non si tratta soltanto di una questione ambientale. La trasformazione dei sistemi alimentari può infatti produrre benefici contemporaneamente sulla salute pubblica, sulla sicurezza alimentare e sulla resilienza delle comunità.
Ambiente e salute combattono la stessa battaglia
È proprio questo uno degli aspetti sui quali insiste maggiormente ISDE Italia. La crisi climatica e ambientale non rappresenta infatti un problema separato dalla salute delle persone. Aria inquinata, temperature estreme, degrado degli ecosistemi, contaminazione di acqua e suolo e riduzione della sicurezza alimentare hanno conseguenze sanitarie dirette.
Da questa prospettiva, la transizione energetica può generare un doppio beneficio: riduzione dei gas serra e contemporanea diminuzione degli inquinanti atmosferici prodotti dalla combustione dei fossili.
Lo stesso principio vale per la tutela degli ecosistemi e per la trasformazione dell’agricoltura. Difendere biodiversità, acqua e suoli significa ridurre alcuni dei fattori che contribuiscono all’insorgenza di malattie e alla vulnerabilità delle popolazioni.
È il principio della salute planetaria: la salute umana non può essere separata dalle condizioni degli ecosistemi nei quali le società vivono.
Un precedente dimostra che invertire la rotta è possibile
Nel documento c’è però anche un elemento che impedisce di leggere il Third Notice come una semplice dichiarazione di irreversibilità.
Due dei nove confini planetari non risultano infatti superati. E soprattutto uno di questi, quello relativo allo strato di ozono, dimostra che un problema ambientale globale può essere affrontato quando conoscenza scientifica, cooperazione internazionale e decisioni politiche procedono nella stessa direzione.
Dopo la progressiva eliminazione delle sostanze responsabili della distruzione dell’ozono stratosferico, lo strato protettivo ha mostrato segnali di recupero. Per gli scienziati si tratta della dimostrazione concreta che le politiche ambientali possono produrre risultati quando vengono applicate su scala globale.
Il problema, oggi, è la dimensione della trasformazione richiesta.
La crisi ambientale è anche una crisi sociale
La sesta e ultima trasformazione indicata dal documento riguarda infatti giustizia sociale e accesso ai servizi fondamentali.
Istruzione, sanità, abitazione e servizi essenziali vengono considerati elementi necessari anche per aumentare la capacità delle comunità di affrontare shock climatici, economici e ambientali.
Gli autori richiamano inoltre il ruolo delle popolazioni indigene e delle comunità locali, che custodiscono una parte importante degli ecosistemi ancora relativamente integri e della biodiversità mondiale. Le conoscenze scientifiche devono quindi dialogare con quelle tradizionali e locali.
Il punto centrale è che la crisi ambientale non colpisce tutti nello stesso modo. Le comunità più povere e vulnerabili dispongono generalmente di meno strumenti per affrontare siccità, alluvioni, perdita di raccolti, aumento dei prezzi alimentari o eventi climatici estremi.
«Non ci stiamo avvicinando all’emergenza: ci siamo già dentro»
La conclusione del Third Notice racchiude l’intero significato dell’appello: «Non ci stiamo più avvicinando a un’emergenza planetaria. Ci stiamo già vivendo dentro».
L’avvertimento non sostiene però che non esistano più possibilità di intervento. Al contrario, gli scienziati affermano che tecnologie, conoscenze e risorse necessarie per ridurre rapidamente molte delle pressioni sul pianeta sono già disponibili.
Il vero ritardo riguarda la capacità di trasformare le conoscenze scientifiche in decisioni politiche ed economiche coerenti.
A quasi 35 anni dal primo avvertimento del 1992, quindi, il messaggio diventa più urgente: la discussione non riguarda più soltanto come evitare una futura crisi ecologica, ma come limitare una destabilizzazione che secondo un numero crescente di indicatori scientifici è già cominciata.
Ed è precisamente questo il significato dell’adesione di ISDE Italia: salute delle persone, stabilità climatica, biodiversità e giustizia sociale non sono emergenze separate, ma aspetti diversi della stessa crisi planetaria.


