Con l’annuncio delle candidature ai Producers Guild of America Awards, la corsa all’Oscar per il Miglior film entra nella sua fase più rivelatrice. I PGA restano infatti uno dei più affidabili barometri dell’Academy: in 36 edizioni, il vincitore del Darryl F. Zanuck Award ha poi conquistato l’Oscar in 28 occasioni. Anche lo scorso anno il premio si è dimostrato profetico, con Anora capace di replicare il successo dei produttori fino alla Notte degli Oscar.

La nominations di quest’anno riflettono con chiarezza gli equilibri industriali della stagione. Titoli come Bugonia, Hamnet e Marty Supreme erano presenze prevedibili, forti di un consenso critico solido e di un percorso coerente nei principali precursori. F1 conferma invece il peso delle grandi operazioni di studio, trasformando lo spettacolo delle corse in un racconto sul mito della performance e sull’ossessione per il successo, sostenuto da una campagna capillare.

A dominare è la Warner Bros., che piazza quattro film su dieci grazie anche ai due frontrunner One Battle After Another e Sinners, due titoli molto diversi tra loro ma accomunati da un forte posizionamento tematico e da una strategia di campagna aggressiva. In uno scenario ipotetico di fusione con Netflix, un’unica major avrebbe addirittura controllato sei candidature, includendo Frankenstein e Train Dreams, ulteriore dimostrazione del peso crescente dei grandi conglomerati nella definizione dei frontrunner.

La vera sorpresa della lista è Weapons di Zach Cregger. L’horror, finora assente da tutte le principali liste per il Miglior Film, trova qui una legittimazione inattesa che segnala l’apertura dei produttori verso il genere quando riesce a farsi commento sociale e fenomeno culturale.

Sul fronte opposto, colpiscono le assenze di Wicked: For Good e Avatar: Fire and Ash nonostante la forza del brand e i precedenti capitoli nominati, che suggerisce una certa cautela dei produttori verso i sequel, soprattutto quando il consenso critico non è ancora unanime.

In chiave internazionale, Sentimental Value è l’unico film non in lingua inglese a entrare in corsa, un risultato strategicamente rilevante per Neon e indicativo di come il PGA possa talvolta anticipare traiettorie inattese, nonostante l'assenza del film dai DGA e dai SAG. Con una correlazione storica che sfiora l’80%, il verdetto dei produttori non si limita a fotografare la stagione: ne ridefinisce gli equilibri e indica, già ora, chi potrebbe arrivare in vantaggio alla Notte degli Oscar.