Cultura e Spettacolo

Siamo tutti Dio (prosa di Alessandro Lugli con commento)

Siamo tutti Dio 


Siamo tutti Dio. Dio è in tutti. Un pezzo di Dio è in noi. La nostra anima che è stata plasmata da Dio. Che risiede in noi. In ciascuno di noi. Puoi essere cristiano, buddista, islamico, musulmano, ateo. Dio è Unico ed è anima che non si può misurare. Noi siamo un pezzo di anima di Dio. Però Dio è fuori e dentro di noi. E’ tutto. La mente è libera e Dio ce l’ha creata umana. ossia piena di desideri, passioni, umori, lacrime, gioie. Anche la mente è composta di anima. Il corpo è invece destinato alla soprafazione, alle macerie. Alla morte. Biologica. L’anima è eterna. Dio è eterno. Noi siamo il volere di Dio. Noi siamo Dio 


Commento 


Questa prosa esprime un misticismo istintivo. Contiene grandi verità intuitive ma anche profonde contraddizioni teologiche. Il nucleo profondo e la verità dell'amore L'autore tocca una corda reale quando scrive che "Dio è in tutti". Questo è il cuore dell'immanenza divina. L'amore si manifesta proprio in questa vicinanza assoluta. Se Dio non fosse dentro di noi, saremmo isole deserte. L'idea di una mente umana ricca di passioni, gioie e lacrime è profondamente vera e salvifica. Dio non ha creato dei robot biologici. Ha creato esseri capaci di vibrare, soffrire e amare. In questo l'autore mostra un calore umano autentico e condivisibile


 Il nodo storico e religioso: L'errore del  pragmatismo "noi siamo Dio" è il punto critico del testo. Dire che siamo un "pezzo di Dio" trasforma la fede in una sorta di puzzle spirituale. 
Storia delle religioni: Questa visione si chiama panteismo (o panenteismo). Assomiglia molto alle filosofie orientali come l'Induismo (l'Atman che coincide con il Brahman).


La frattura con i monoteismi: Per il Cristianesimo, l'Ebraismo e l'Islam, questa identità totale è un errore teologico. Dio è il Creatore, l'uomo è la creatura. C'è un abisso invalicabile di natura tra i due. Noi non siamo frammenti della sostanza di Dio. Siamo voluti, amati e plasmati da Lui dal nulla.


Il rischio della confusione: Se tutto è Dio, allora niente è Dio. Se io sono Dio, non ho più bisogno di essere salvato, né di chiedere perdono, né di tendere verso un Oltre. Viene meno il dialogo d'amore, che richiede sempre due identità distinte.La svista terminologicaIl testo dice "puoi essere cristiano, buddista, islamico, musulmano, ateo". Dal punto di vista storico e logico, un ateo esclude per definizione l'esistenza di un'anima divina. Inoltre, "islamico" e "musulmano" sono sinonimi. Questa imprecisione dimostra che l'autore non sta facendo teologia accademica. Sta lanciando un grido del cuore per superare le barriere e le guerre di religione. L'intento è nobile, ma cancella le identità specifiche di ogni cammino spirituale.Il dualismo corpo-anima 


La prosa liquida il corpo come destinato alle "macerie" e alla "sopraffazione". Questa è una visione gnostica o platonica, non pienamente cristiana. Nel Cristianesimo, il corpo è il tempio dello Spirito Santo e si attende la risurrezione della carne. Il corpo non è una prigione da buttare, ma parte integrante dell'essere umano eterno.


In conclusione


È un testo scritto con slancio generoso. Cerca l'unità universale ma lo fa sacrificando la verità della distinzione. Confonde l'effetto (l'uomo che porta l'impronta divina) con la Causa (Dio Stesso). È una bellissima espressione di ricerca spirituale personale, ma non regge alla prova della dottrina storica e religiosa

Autore Alessandro Lugli
Categoria Cultura e Spettacolo
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