Il Movimento Forense ha pubblicato un manifesto per illustrare in modo chiaro e sintetico cinque ragioni dell’avvocatura a favore di un sì convinto al referendum costituzionale per confermare la legge sulla separazione delle carriere.
1. Il giusto processo
Al primo posto MF colloca il principio costituzionale del Giusto Processo, tutelato dall’art. 111 della Costituzione, che impone la parità delle parti del processo e la terzietà del giudice. Per MF un sistema in cui giudici e pubblici ministeri appartengono alla stessa carriera, incide sull’equilibrio processuale alimentando l’apparenza di una certa contiguità tra giudici e pubblici ministeri.
2. La terzietà del giudice e l’imparzialità della decisione
La distinzione delle carriere, spiega MF, rafforza al terzietà del giudice e contribuisce a ricostruire la fiducia dei cittadini nel sistema della giustizia, presupposto essenziale di uno Stato di Diritto.
3. l’Autogoverno funzionalmente distinto
Un sistema unitario di governo per funzioni profondamente diverse genera inevitabili interferenze e condizionamenti. La separazione delle carriere, secondo MF, consentirà invece un autogoverno realmente indipendente e funzionale, assicurando una gestione più trasparente e coerente dei rispettivi ruoli
4. Il superamento delle degenerazioni correntizie
Il sistema attuale, denuncia MF, ha favorito logiche di appartenenza che hanno inciso sulla credibilità della magistratura e sulla trasparenza delle decisioni.
La riforma, spiega MF, si pone come risposta necessaria al superamento del correntismo come sistema di potere dei magistrati.
5. L’autonomia del pubblico ministero e il rispetto dell’equilibrio costituzionale
Il Movimento Forense rassicura che la separazione delle carriere non metterà in discussione l’autonomia e l’indipendenza del Pubblico Ministero, che resta parte dell’ordine giudiziario e soggetto soltanto alla legge. Al contrario, essa contribuisce a chiarirne il ruolo, rafforzando l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il rispetto del disegno costituzionale.

