John C. Woods, boia ufficiale dell’esercito americano durante i processi di Norimberga, è una delle figure più controverse del dopoguerra.

Autoproclamatosi esperto in impiccagioni, Woods ottenne l’incarico senza alcuna formazione reale, mentendo sul proprio passato. Era stato congedato dalla Marina per instabilità mentale, eppure riuscì a farsi assegnare uno dei ruoli più delicati della giustizia post-bellica: giustiziare dieci alti gerarchi nazisti nel 1946.

Le sue esecuzioni furono tutto fuorché precise: i patiboli erano mal progettati, le corde calcolate male. Invece di rapide rotture del collo, molti dei condannati morirono lentamente, strangolati per minuti davanti ai testimoni.

Alcuni resoconti suggeriscono che Woods non fece nulla per correggere i propri errori—anzi, sembrava quasi compiaciuto del dolore inflitto. Di fronte alle critiche, rispose freddamente: “Erano uomini cattivi… forse dovevano pensarci prima di mandare la gente nei campi di concentramento.”

Morì nel 1950, in un bizzarro incidente elettrico nelle Isole Marshall. La sua eredità rimane ambigua: per alcuni fu uno strumento necessario della giustizia; per altri, un uomo disturbato che non avrebbe mai dovuto avere quel potere.

La sua storia costringe a riflettere su come viene amministrata la giustizia—e su chi scegliamo per portarla a termine, anche quando si tratta di punire il male assoluto.