Cosa è il Flashover, il fenomeno fisico che ha causato la tragedia di Crans-Montana
Una notte di festa per salutare il nuovo anno si è trasformata in una delle peggiori tragedie degli ultimi anni in Svizzera. Nel popolare bar Le Constellation, nel cuore della rinomata località sciistica del Canton Vallese, un incendio esplosivo ha causato una strage con decine di vittime.
Intorno alle 1:30 del mattino del 1° gennaio, mentre il locale era affollato di giovani e turisti che festeggiavano il Capodanno, un fuoco improvviso ha iniziato a divampare nei piani sotterranei di Le Constellation. In pochi istanti le fiamme si sono propagate con violenza, trasformando il luogo di festa in un inferno di fuoco e panico.
Il bilancio provvisorio parla di almeno 47 morti. Molte delle vittime erano giovani, forse adolescenti, per la maggior parte straniere, arrivate a Crans-Montana per festeggiare l’inizio dell’anno tra amici, musica e neve.
Accanto ai morti, c’è il numero ancora più alto dei feriti: oltre 100 persone sono state soccorse in condizioni critiche, con ustioni estese e gravi lesioni alle vie respiratorie causate dall’inalazione di fumo caldo e gas tossici. Ma il dato forse più angosciante è quello che non ha ancora una cifra definitiva: i dispersi. Le autorità cantonali, insieme a rappresentanze diplomatiche straniere, parlano di decine persone non identificate e potenzialmente disperse.
Secondo le prime ricostruzioni, un principio d’incendio si sarebbe sviluppato all’interno del locale durante i festeggiamenti. Da quel momento, il tempo ha smesso di scorrere normalmente e pochi secondi sono bastati perché un incendio isolato prendesse il controllo dell’intero ambiente.
Le Constellation era un tipico bar alpino: caldo, accogliente, progettato per creare atmosfera. Ampio uso di legno, elementi decorativi, arredi imbottiti, tessuti e materiali plastici contribuivano a quell’estetica intima tanto apprezzata dai clienti.
Ma proprio ciò che rendeva il locale piacevole lo ha reso estremamente vulnerabile. In un ambiente chiuso, affollato e ricco di materiali combustibili, il fuoco non ha trovato ostacoli. Le fiamme hanno sfruttato soffitti, pareti e arredi come un’unica, grande fonte di combustibile.
Secondo le autorità cantonali, il rogo ha subito un fenomeno fisico di estrema rapidità chiamato Flashover, che ha trasformato un incendio localizzato in un incendio totale nell’arco di pochissimi secondi.
Un Flashover si verifica quando tutto il materiale combustibile in un ambiente chiuso raggiunge la temperatura di auto-accensione quasi contemporaneamente, generando una deflagrazione interna e un’esplosione improvvisa di fiamme.
Immagina una stanza chiusa, piena di persone e di oggetti comuni: tavoli, sedie, tende, legno, plastica. Scoppia un piccolo incendio, magari in un angolo. All’inizio sembra gestibile. Le fiamme sono limitate, qualcuno pensa che ci sia tempo.
In realtà, mentre nessuno se ne accorge, la stanza intera si sta scaldando. Il calore sale, resta intrappolato sotto il soffitto, penetra nei muri e nei mobili. Gli oggetti non bruciano ancora, ma rilasciano gas invisibili e infiammabili. L’aria diventa sempre più calda, sempre più pericolosa.
Poi, senza preavviso, si supera un limite.
In un solo istante tutto prende fuoco insieme: l’aria, il soffitto, i mobili. La temperatura sale così in fretta che respirare diventa impossibile. Non è un incendio che si allarga, è la stanza stessa che diventa fuoco. Questo è il flashover.
Quando succede, non c’è tempo per scappare. Anche senza essere toccati dalle fiamme, il calore e il fumo fanno perdere conoscenza in pochi secondi. È per questo che il flashover è così letale: arriva silenzioso e, quando si manifesta, non lascia alternative.
Il flashover è il momento in cui un luogo smette di contenere un incendio e diventa esso stesso l’incendio.
All’inizio, il fuoco può sembrare localizzato: una fiamma, un oggetto che brucia, del fumo che sale verso il soffitto. Ma intanto le superfici della stanza – muri, tavoli, divani, soffitto – si scaldano progressivamente. I materiali non bruciano ancora, ma rilasciano gas combustibili attraverso un processo chiamato pirolisi.
Questi gas si accumulano nell’aria, mentre la temperatura dei materiali continua a salire, finché raggiunge una soglia critica, generalmente tra i 500 e i 600 gradi Celsius. A quel punto, tutti i materiali combustibili dell’ambiente prendono fuoco quasi simultaneamente.
Non è un’esplosione nel senso classico, ma l’effetto è simile: una vampata improvvisa, un aumento violentissimo della temperatura, fiamme che riempiono lo spazio dal pavimento al soffitto. Chi si trova all’interno non ha il tempo di capire cosa stia succedendo.
La tragedia di Crans-Montana non è un episodio isolato. Al contrario, si inserisce in una lunga e dolorosa memoria collettiva, fatta di locali gremiti, musica alta, luci soffuse e di un fuoco che, improvvisamente, prende il sopravvento su tutto. Ogni volta con dinamiche simili, ogni volta con lo stesso epilogo.
Il rogo del Cinema Statuto, Torino (13 febbraio 1983) è il caso più grave avvenuto in Italia. Un cortocircuito innescò i materiali infiammabili (tendaggi e poltrone); il calore accumulato nel soffitto portò all'accensione generalizzata dei gas di combustione. Morirono 64 persone, quasi tutte per asfissia causata dai fumi tossici sprigionati prima e durante il flashover.
Nel febbraio del 2003, a West Warwick, negli Stati Uniti, il The Station Nightclub era pieno di persone accorse per un concerto rock. Sul palco, come spesso accadeva, vennero accesi piccoli fuochi pirotecnici scenografici. Dovevano durare pochi secondi. Invece, le scintille colpirono il materiale fonoassorbente sulle pareti: una schiuma altamente infiammabile. All’inizio sembrò un incendio gestibile, quasi banale. Poi, nel giro di meno di un minuto, il locale entrò in flashover. Le fiamme si propagarono ovunque, il soffitto divenne una massa di fuoco, l’aria irrespirabile. Le uscite si intasarono, il panico fece il resto. Cento persone morirono, molte a pochi metri dalla salvezza. Le immagini delle telecamere di sicurezza, ancora oggi, sono utilizzate nei corsi di formazione antincendio come esempio estremo di quanto velocemente il flashover possa uccidere.
Tredici anni prima, nel 1990, New York era stata teatro di un’altra notte senza ritorno. All’Happy Land Social Club, un piccolo locale nel Bronx, un incendio doloso appiccato all’ingresso trasformò lo spazio in una trappola mortale. Le fiamme iniziali non furono la vera causa della strage. Fu il calore che si accumulò rapidamente, i gas combustibili che saturarono l’aria, fino al momento in cui l’intero ambiente prese fuoco simultaneamente. Il flashover rese impossibile qualsiasi fuga. Le vie di uscita erano poche, inadeguate, bloccate. Quasi cento persone persero la vita, molte delle quali non riuscirono nemmeno a raggiungere una porta.
Nel 2022, il Coupole Nightclub, in Sudafrica, divenne simbolo di una dinamica simile. Durante una festa, un incendio scoppiato all’interno del locale si sviluppò con estrema rapidità. Ancora una volta, materiali combustibili, spazio chiuso e affollamento crearono le condizioni perfette per un flashover. In pochi istanti, il locale fu completamente avvolto dalle fiamme. Il numero delle vittime fu elevato, almeno 22 morti, e la tragedia lasciò dietro di sé le stesse domande che tornano sempre: perché così in fretta, perché nessuna possibilità di scampo.
A marzo 2025, un incendio scoppiato all'interno del Club "Pulse", Kocani, Macedonia del Nord si è propagato rapidamente al tetto, provocando 59 morti e oltre 150 feriti.
Crans-Montana oggi si specchia in queste storie. Cambiano i nomi dei locali, cambiano i Paesi e le lingue, ma il meccanismo resta lo stesso. Il flashover non fa rumore quando si prepara, non concede avvisi chiari. Arriva quando sembra troppo tardi, e in pochi secondi cancella la distanza tra una serata di festa e una catastrofe.
È silenzioso nella sua preparazione e devastante nel suo esito, quando avviene, la sopravvivenza diventa estremamente improbabile.