Il testo seguente è un breve riassunto di un intervento su Europa, Usa, Ucraina, Israele e le élite politiche Ue dell'ambasciatrice Elena Basile pubblicato su InsideOver.

Ipocrisia del pensiero progressista e delle élite europee
L'ambasciatrice Elena Basile sostiene che le oligarchie cosiddette “illiberali” vadano smascherate partendo dalle contraddizioni del pensiero progressista occidentale. I media mainstream, pur fingendo di difendere i diritti umani e il Rule of Law, saboterebbero ogni tentativo di mediazione tra Mosca e Washington sul conflitto ucraino, mentre allo stesso tempo sostengono Israele nonostante le accuse di genocidio a Gaza e in Cisgiordania.

La denuncia di Israele: parole senza conseguenze
Persino parte della stampa occidentale ormai denuncia i crimini di guerra israeliani, ma ciò non si traduce in politiche concrete. L'unica azione capace di frenare Israele sarebbe un isolamento politico ed economico simile a quello imposto alla Russia: interruzione della cooperazione militare ed energetica e pacchetti di sanzioni pesanti. Tuttavia, leader come Macron, Starmer e Mertz, pur criticando a parole Netanyahu, evitano qualsiasi misura che penalizzi realmente Israele.

La posizione della diaspora ebraica e la finta distinzione politica
Una parte della diaspora ebraica critica l'attuale governo israeliano, ma senza mettere in discussione le radici storiche che hanno portato agli attuali crimini. Per l'ambasciatrice Basile, la differenza tra progressisti e destre radicali (Trump, Meloni, Orban) è di facciata: entrambi sostengono un sistema che legittima guerre e violazioni dei diritti. La destra radicale è di fatto oggi “sdoganata” grazie alle politiche del pensiero unico centrista incarnato in Italia da Mario Draghi.

Il ruolo delle istituzioni europee e italiane
Il Presidente della Repubblica, pur rappresentando la tradizione progressista, convive politicamente con Meloni e sostiene la guerra in Ucraina, limitandosi a tiepide critiche contro Israele. Così l'Europa, subordinata agli USA e alla NATO, finisce per tradire i suoi principi fondanti. Le opposizioni dovrebbero smettere di disperdere le energie in iniziative simboliche e puntare invece a una campagna unitaria di mobilitazione per imporre dure sanzioni contro Israele.

Draghi, l'UE e il neoliberismo
Mario Draghi e i leader europei hanno costruito l'attuale UE come un apparato burocratico subordinato agli interessi statunitensi e alle grandi lobby finanziarie (es. BlackRock). Le politiche di austerità, il fiscal compact e l'assetto di Maastricht hanno prodotto squilibri a favore dei Paesi creditori del Nord e a spese dei Paesi debitori del Sud (i cosiddetti PIIGS). Il “quantitative easing” di Draghi ha finito per arricchire banche e finanza, impoverendo i lavoratori.
Chiedere oggi un'Unione fiscale e bancaria comune, come fa Draghi, è di fatto un paradosso, visto che le basi dell'attuale UE neoliberista sono state gettate proprio da lui e dai suoi colleghi (Monti, Prodi, Gentiloni).

Tesi centrale
In sostanza, l'Europa ha tradito i suoi principi fondanti, diventando un'appendice della NATO e della finanza globale. La distinzione tra progressisti e destre radicali è sempre più labile, poiché entrambe le correnti politiche risultano complici delle guerre imperiali e delle politiche economiche neoliberiste. L'unica risposta concreta in relazione a quant sta accadendo? Una guerra economica e politica contro Israele e una rottura dell'attuale assetto dell'Unione Europea.