C’è un’immagine che in questi giorni stringe il cuore e fa rabbia: sono le bare accatastate nei depositi del cimitero di Carini. Oltre 40 famiglie che non possono piangere i propri cari perché mancano i loculi, manca lo spazio, manca la dignità. Morti "in attesa" di un diritto che dovrebbe essere scontato in un Paese civile.

Ma mentre a Carini (e in molti altri comuni siciliani) la burocrazia alza le spalle e dice "non ci sono fondi", a Roma il Palazzo corre veloce.

Proprio in queste ore si discute della nuova diaria per i senatori: 3.500 euro al mese che verranno erogati a tutti, a prescindere dalla presenza fisica in aula. Un rimborso forfettario che si somma a indennità e benefit, approvato con una rapidità che i cittadini comuni possono solo sognare per i servizi di base.

Il paradosso è servito: ❌ A Carini mancano i soldi per dare una sepoltura dignitosa ai nostri morti. ✅ A Roma si trovano subito le carte per garantire i privilegi dei vivi (e che vivi).

È questa l’Italia dei "figli e figliastri"? È accettabile che lo Stato sia un fulmine quando si tratta di autotutelarsi e diventi una lumaca paralizzata quando deve garantire i servizi minimi ai cittadini?

La dignità non può avere un colore politico, ma oggi sembra avere un prezzo. E a pagarlo sono sempre i soliti.

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