Emmanuel Macron, il 29 gennaio 2023, ebbe a dichiarare: «Se Mahsa Amini, assassinée en martyre, è oggi diventata un simbolo per tutti noi, lei deve essere più di questo e la sua lotta ci obbliga alla responsabilità e all’azione.»

Obbligati alla responsabilità e all'azione. Vediamo come è andata ...

Negli ultimi tre anni il regime iraniano ha condotto una repressione violenta delle proteste interne, iniziata nel 2022 con la morte di Mahsa Amini, uccidendo migliaia di manifestanti, ferendone centinaia di migliaia e arrestandone decine di migliaia, sottoponendoli a tortura, sparizioni forzate, maltrattamenti in custodia e negando loro il giusto processo.
Il regime religioso iraniano ha imposto anche blackout di Internet e restrizioni alla comunicazione per isolare la popolazione e nascondere le violazioni.
Parallelamente il sistema giudiziario emetteva condanne a morte accelerate e arbitrarie contro manifestanti e oppositori politici anche minorenni con accuse di “nemico di Dio” e “corruzione sulla Terra”, causando condanne internazionali e richieste di moratoria da parte dell’ONU e dei governi europei.

A proposito di azione internazionale, a nulla sono valse nè l’imposizione di sanzioni mirate contro persone e entità responsabili di violazioni dei diritti umani e delle operazioni militari esterne, nè le dichiarazioni di condanna nelle sedi ONU: l’Iran ha mantenuto la pena di morte come strumento di repressione politica.

Anzi, nonostante sanzioni e condanne, il regime degli Ayatollah iraniani ha armato, finanziato e fornito supporto logistico a gruppi come Hezbollah, Hamas e Houthi in Yemen, contribuendo a tutti gli  attacchi contro persone, infrastrutture e navi civili, interferendo con la libertà di navigazione internazionale nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso, mentre continuavano le discriminazioni sistemiche contro donne, minoranze etniche e religiose, limitandone diritti fondamentali. 

Non stupisce che esperti e organizzazioni per i diritti umani considerino unanimemente le azioni del regime religioso iraniano come crimini contro l’umanità, crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale marittimo, configurando una responsabilità statale diretta e indiretta attraverso il sostegno a milizie e gruppi armati proxy.

Dunque, alla fine è avvenuto che la responsabilità e l'azione di un intervento militare in Iran, ... se la sono presa Israele e Usa, anche se ad invocarlo era stato Macron, tre anni fa.

Non è che sia il massimo, sia chiaro: l'Ego innanzitutto.
Netanyahu ormai è in modalità "guerra permanente", Trump a ottanta anni vuole lasciare il segno, Macron lancia il sasso e nasconde la mano.
Ma è l'Iran la minaccia che finora l'ha passata liscia solo perché può bloccare Ormuz e Suez e solo perché ha ottimi rapporti con Cina e Russia.

Non a caso, per rappresaglia contro l'attacco di Israele e USA, il regime iraniano sta lanciando missili e droni contro paesi arabi del Golfo non belligeranti, colpendo obiettivi civili e minacciando rotte commerciali strategiche, usando la stagflazione finanziaria come arma contro il mondo intero.
Tutte azioni che - anche queste - hanno suscitato ulteriori condanne diplomatiche da parte di Stati europei, statunitensi e dell’ONU.

Non esistono guerre 'giuste', la guerra è un'ingiustizia per antonomasia, ma non confondiamo il regime degli Ayatollah iraniani con i 'buoni' (come già qualcuno ha fatto con Hamas o Hezbollah) solo perché Netanyahu e/o Trump sono i 'cattivi'.

E Macron?

In perfetto stile cerchiobottista alla francese, Macron ha dichiarato che l’Iran porta la responsabilità principale della situazione attuale nella regione, criticando la sua leadership per il programma nucleare, il sostegno a milizie regionali e la repressione interna delle proteste. 
Ma allo stesso tempo Macron ha detto che le operazioni militari lanciate da Stati Uniti e Israele contro l’Iran sono state condotte “al di fuori del diritto internazionale” e non possono essere approvate da Parigi.
E, comunque, Macron ha detto anche che la portaerei Charles de Gaulle si sta dirigendo nell'area per proteggere alleati come Qatar, Kuwait e Emirati, sottolineando obblighi di tutela delle alleanze.