L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo di cercare informazioni online
Il modo in cui le persone utilizzano Internet sta cambiando rapidamente, spinto dalla diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. A confermarlo è una recente indagine condotta da Seed, azienda giapponese con sede a Tokyo specializzata in web marketing, che ha analizzato le abitudini di ricerca online di 1.500 utenti in Giappone tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.
I risultati mostrano un chiaro spostamento dall’uso tradizionale dei motori di ricerca verso strumenti basati sull’AI. Il 6% degli intervistati che ha iniziato a usare l’intelligenza artificiale dichiara di non utilizzare quasi più i motori di ricerca. Se si includono anche coloro che affermano di averne ridotto l’uso “in modo significativo” o “parziale”, la percentuale sale al 44,2%.
Il cambiamento non riguarda solo il numero di ricerche effettuate, ma anche il traffico verso i singoli siti web. Il 30,5% dei partecipanti ha dichiarato di visitare meno frequentemente i siti, segno che l’informazione viene sempre più consumata senza uscire dalla pagina dei risultati.
Un punto di svolta è arrivato nel 2024, quando Google ha introdotto l’“AI Overview” in cima alle pagine dei risultati. Inserendo una query, gli utenti ricevono immediatamente un riepilogo generato dall’intelligenza artificiale, costruito sulla base di contenuti provenienti da vari siti.
Secondo l’indagine, il 48,8% degli intervistati adotta un comportamento definito “zero click”: si limita a leggere la risposta generata dall’AI senza visitare alcun sito esterno. Questo fenomeno è strettamente legato al livello di fiducia riposto nell’intelligenza artificiale. Il 60,6% degli utenti dichiara di considerare le risposte dell’AI “molto” o “abbastanza” affidabili.
Dai dati emerge anche un cambiamento nelle priorità: per molti utenti conta più ottenere una sintesi rapida e facilmente comprensibile che una risposta perfettamente accurata. La velocità e la comodità stanno prevalendo sulla completezza.
Guardando al futuro, il quadro è ancora più chiaro. Alla domanda su come cercheranno informazioni su argomenti sconosciuti, il 45% degli intervistati ha risposto che continuerà a usare i motori di ricerca. Tuttavia, il 38% complessivo ha dichiarato di voler utilizzare l’intelligenza artificiale, in modo esclusivo o alternandola ai motori di ricerca a seconda della situazione.
Questa evoluzione ha conseguenze dirette per chi gestisce siti web. Finora, la maggior parte degli investimenti si è concentrata sulla SEO, con l’obiettivo di scalare le classifiche di Google e aumentare le visualizzazioni. Ma con utenti sempre più dipendenti dalle risposte generate dall’AI, affidarsi solo all’ottimizzazione per i motori di ricerca non basta più. Il traffico “da click” non è più garantito e il modello tradizionale sta rapidamente mostrando i suoi limiti.
In sintesi, l’era dell’intelligenza artificiale sta ridisegnando le regole della ricerca online. Ignorarlo non è un’opzione: chi produce contenuti dovrà adattarsi a un ecosistema in cui l’AI è diventata il primo intermediario tra l’informazione e l’utente.