Le estati si allungano e diventano più estreme: lo studio che cambia il modo di misurarle
Le estati non sono più quelle di una volta. Non è solo una percezione diffusa: oggi lo confermano anche i dati scientifici, con numeri che raccontano un cambiamento più rapido e marcato di quanto previsto finora.
Uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters mostra infatti che la stagione calda si sta allungando e intensificando a un ritmo superiore rispetto alle stime precedenti. Il lavoro, condotto da un team della University of British Columbia, introduce anche un elemento chiave: un nuovo modo di definire l’estate.
Tradizionalmente, l’estate viene considerata come un periodo fisso del calendario: da giugno ad agosto nell’emisfero nord, da dicembre a febbraio in quello sud. Ma questa definizione, spiegano i ricercatori, non è più adeguata a descrivere ciò che sta accadendo.
Per questo lo studio adotta un criterio meteorologico: l’estate viene identificata come il periodo dell’anno in cui le temperature superano una determinata soglia. Questa soglia è stata calcolata sulla base dei dati climatici tra il 1961 e il 1990, un riferimento utile per capire come e quanto il clima sia cambiato nel tempo.
Estati più lunghe: i numeri
I risultati sono chiari. Tra il 1990 e il 2023, la durata media dell’estate nelle regioni comprese tra i tropici e i poli è aumentata di circa sei giorni ogni dieci anni. Si tratta di un’accelerazione significativa: studi precedenti parlavano di un incremento di quattro giorni per decennio.
Il fenomeno non è uniforme. Nelle grandi città, l’allungamento è ancora più evidente. A Sydney, per esempio, l’estate oggi dura circa 130 giorni, contro gli 80 del 1990. In pratica, quindici giorni in più ogni dieci anni.
Lo studio conferma anche un altro aspetto sempre più evidente: le mezze stagioni si stanno riducendo. Primavera e autunno diventano più brevi e il passaggio tra le stagioni è sempre più brusco.
Questo cambiamento ha conseguenze concrete. I cicli naturali vengono alterati: il rapporto tra piante e impollinatori si modifica, con effetti sulla biodiversità. Anche l’agricoltura ne risente, perché si riduce il tempo utile per le semine e si complicano i calendari delle coltivazioni.
Non è solo una questione di durata. Le estati stanno anche diventando più intense. Il calore accumulato durante la stagione calda è aumentato in modo significativo, soprattutto nell’emisfero settentrionale.
Secondo lo studio, oggi le estati accumulano fino a tre volte più calore rispetto al 1990. Questo si traduce in ondate di calore più frequenti e persistenti, con impatti diretti sulla salute umana, sugli ecosistemi e sulle infrastrutture.
Tra le aree più esposte ci sono le zone costiere. Negli ultimi decenni milioni di persone si sono trasferite lungo le coste attratte da un clima considerato più mite. Ma quel clima, oggi, sta cambiando rapidamente.
Le estati più lunghe e calde rendono queste aree sempre meno vivibili durante i mesi estivi, aumentando i rischi legati al caldo estremo e mettendo sotto pressione risorse come acqua ed energia.
Il quadro che emerge è netto: l’estate non solo dura di più, ma pesa di più. E lo fa a un ritmo che supera le previsioni precedenti.
Non si tratta più di variazioni marginali, ma di una trasformazione strutturale del clima, con effetti che toccano ambiente, economia e vita quotidiana. E che, secondo gli scienziati, sono destinati a intensificarsi nei prossimi anni.