Cultura e Spettacolo

Moana Pozzi

«Le ripetevo: Non spogliarti, non li fare quei brutti film”. Dio sa se ci ho provato a convincerla, non c’è stato santo. “Mammina, non ti arrabbiare, tanto lo so che mi vuoi bene lo stesso. In fondo non piacciono nemmeno a me”, mi rispondeva». Litigavamo. Le passava subito.

“Quelle parole cattive che ti ho detto, dimenticale, non ne pensavo nemmeno una”. Impossibile non amarla. A volte mi chiamava da Los Angeles solo per chiedermi una ricetta. O per dirmi che mi aveva comprato un paio di scarpe a pois, li adoravo.

Perché lo fai? Non ti rendi conto, finirai nel baratro”. Glielo spiegai in tutte le lingue. Però anche la migliore delle madri alla fine si stanca. “Non ti preoccupare, mamma, poi smetto”». Con i primi guadagni comprò un piccolo appartamento dietro San Pietro, con un terrazzo pieno di fiori. E un attico sulla Cassia, pareva la casa di una principessa.

Andavamo a pregare sulla tomba di Papa Roncalli, il suo preferito. Era molto religiosa. Non ho mai guardato un suo film non potrei mai sopportarlo.

Due giorni prima di morire mi chiese di toglierle lo smalto alle mani, per metterne uno trasparente. “Ai piedi lasciami quello fucsia”. Con l’aiuto di un’infermiera si lavò i capelli, con tubi e flebo attaccati. Parlavamo, ridevamo, ero convinta che si riprendesse. “Appena esco ci trasferiamo in campagna e apro una libreria”.

Quando è morta era serena, ancora bella, le ciglia lunghissime. Sembrava che dormisse». Ho ritirato le ceneri dal cimitero, ma dove sono non lo dirò a nessuno».
Non devo perdonarla di niente, quello spetta solo a nostro Signore».

Rosanna Alloisio

Autore Alessandro Lugli
Categoria Cultura e Spettacolo
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