Esistono fatti, la cui gravità alimenta la sensazione di perplessità, disaffezione, incertezza ed ingiustizia, che molti lavoratori attualmente percepiscono in Italia. Fra questi si annovera Stefano Scevola, operatore portuale, ingiustamente licenziato in uno dei più grandi scali d’Italia, qual è quello di Brindisi; ma il suo desiderio di equità lo sta conducendo pertinacemente verso una costante lotta civile, indirizzata verso la ricerca della verità. Egli desidera rendere pubblica la propria posizione in merito alle comunicazioni ricevute dall’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Brindisi dopo un esposto presentato nel 2022 e successivamente integrato nel 2025, relativo ad attività svolte per anni in condizioni irregolari, fuori dai limiti concessori e in assenza delle tutele previste per il personale impiegato in un servizio pubblico essenziale, quale il rimorchio portuale. La risposta dell’Ispettorato, pur apparentemente articolata, non affronta nel merito i fatti denunciati, tra cui: lo svolgimento di attività fuori dall’ambito della concessione di servizio; gli ordini di servizio estranei al servizio pubblico di rimorchio; l’impiego del personale in assenza delle necessarie autorizzazioni; l’assegnazione di mansioni non corrispondenti alle qualifiche contrattuali; le operazioni condotte in condizioni di rischio, senza adeguata vigilanza; la sistematica negazione di diritti retributivi e del riconoscimento di mansioni superiori. Siffatte componenti non riguardano esclusivamente il rapporto tra azienda e lavoratori; ma investono direttamente l’interesse pubblico, la sicurezza della navigazione, la regolarità dei servizi tecnico-nautici ed il rispetto delle regole, che garantiscono legalità e trasparenza nei porti.
Nonostante la drammaticità delle segnalazioni, l’Ispettorato non ha fornito risposte puntuali sui profili sostanziali denunciati, arrivando persino a richiamare ordinanze della Corte di Cassazione emesse anni dopo la presentazione dell’esposto originario ed oggi oggetto di valutazione per una possibile revocazione straordinaria. Si tratta d’un richiamo improprio, utilizzato come argomento difensivo ex post, che finisce per eludere il nodo centrale: l’intervento ispettivo era necessario prima, proprio per evitare che la situazione degenerasse nei contenziosi, successivamente invocati come giustificazione dell’inerzia amministrativa.
Ancora più grave appare l’impostazione dei controlli dichiaratamente svolti, limitati a profili meramente formali dei mezzi (assicurazione, revisione, idoneità tecnica), senza alcuna verifica sulla legittimità delle attività esercitate, sul titolo concessorio, sull’uso del personale e sulla compatibilità delle operazioni col servizio pubblico affidato.
Un approccio di questo genere rischia di svuotare di contenuto la funzione stessa della vigilanza: trasmette il messaggio che sia sufficiente avere mezzi formalmente in regola per poter impiegare personale e navi ovunque e comunque, anche fuori porto ed al di fuori del perimetro della concessione pubblica trascinando i soggetti coinvolti ad una situazione paradossale: a fronte di una denuncia circostanziata sull’uso distorto della concessione, l’Ispettorato ha verificato esclusivamente aspetti documentali dei mezzi.
È come accertare che un camion della nettezza urbana sia assicurato e revisionato, ignorando del tutto il fatto che stia svolgendo una raccolta privata fuori dal territorio autorizzato. Sicuramente è un controllo, che elude la domanda essenziale: con quale titolo quel mezzo e quel personale stanno operando? Due quesiti, chiesti con determinazione da Stefano Scevola, il quale esorta pubblicamente l’Ispettorato Territoriale del Lavoro affinché chiarisca quali atti aziendali siano stati effettivamente acquisiti e valutati; renda noti gli accertamenti svolti e i relativi esiti istruttori; spieghi le ragioni della mancata valutazione delle attività extra-concessione; motivi il richiamo a pronunce della Cassazione non pertinenti né temporalmente, né sostanzialmente ed infine indichi quali iniziative intenda adottare a tutela della legalità del servizio pubblico e della sicurezza dei lavoratori.
La vicenda segnalata non è una questione privata, né una controversia individuale: riguarda il corretto esercizio d’un servizio pubblico essenziale ed il diritto dei cittadini e dei lavoratori a un’amministrazione, che eserciti le proprie funzioni con effettività, trasparenza e responsabilità, senza omissioni, né distorsioni.

