Rapporto segreto USA accusa Israele di centinaia di possibili violazioni dei diritti umani a Gaza
Un'analisi riservata dell'attuale amministrazione USA ha concluso che le forze israeliane avrebbero commesso "centinaia di possibili violazioni" delle leggi sui diritti umani degli Stati Uniti durante le operazioni militari nella Striscia di Gaza. Lo rivelano due funzionari americani, citati in forma anonima dal Washington Post, secondo cui il Dipartimento di Stato impiegherebbe "diversi anni" solo per esaminare tutti i casi.
Il rapporto, redatto dall'Ufficio dell'Ispettore Generale del Dipartimento di Stato, rappresenta la prima ammissione da parte del governo americano della portata delle azioni israeliane che rientrano nel campo di applicazione delle cosiddette Leahy Laws. Queste leggi, varate negli anni '90 su iniziativa dell'ex senatore Patrick Leahy, vietano agli Stati Uniti di fornire assistenza militare o di polizia a unità straniere "credibilmente implicate" in gravi violazioni dei diritti umani, come torture o uccisioni extragiudiziali.
Secondo i funzionari, le conclusioni del rapporto sollevano seri interrogativi sulla mancanza di responsabilità e trasparenza, soprattutto alla luce del fatto che il processo di revisione tende ad affidarsi quasi interamente alle indagini interne dell'esercito israeliano.
"Ciò che mi preoccupa è che la questione della responsabilità verrà dimenticata ora che il rumore del conflitto si sta affievolendo", ha dichiarato Charles Blaha, ex funzionario del Dipartimento di Stato che in passato ha supervisionato le revisioni basate sulla Leahy Law.
Il documento è stato completato poco prima della tregua tra Israele e Hamas, che ha incluso il rilascio degli ultimi ostaggi israeliani, uno scambio di prigionieri palestinesi, un parziale ritiro delle truppe israeliane e il ritorno limitato degli aiuti umanitari a Gaza.
Il doppio standard americano
Il rapporto, classificato come "confidenziale", descrive anche un sistema di verifica speciale applicato esclusivamente a Israele — in vigore sotto amministrazioni sia repubblicane che democratiche — che concede al Paese un trattamento di favore rispetto ad altre nazioni. Per bloccare gli aiuti a un'unità israeliana, non basta una singola obiezione come accade altrove: è necessario un consenso unanime tra i funzionari incaricati di stabilire se si sia verificata una "grave violazione dei diritti umani".
"Ad oggi, gli Stati Uniti non hanno mai sospeso alcuna forma di assistenza allo Stato ebraico, nonostante prove evidenti di abusi", ha affermato Josh Paul, ex funzionario del Dipartimento di Stato.
Washington continua a fornire a Israele almeno 3,8 miliardi di dollari di aiuti militari ogni anno, oltre a decine di miliardi aggiuntivi in vendite di armi e pacchetti straordinari di assistenza. Israele rimane così il più grande beneficiario a lungo termine dell'aiuto statunitense.
Casi controversi e accuse gravi
Tra gli episodi più noti ancora in attesa di revisione figurano l'uccisione di sette operatori umanitari della World Central Kitchen nell'aprile 2024 e la morte di oltre cento palestinesi nei pressi di Gaza City, lo scorso febbraio, durante la distribuzione di aiuti alimentari.
Il tema è tornato al centro del dibattito anche per via di casi precedenti, come la morte di Omar Assad, cittadino palestinese-americano di 78 anni, deceduto nel 2022 dopo essere stato legato e imbavagliato a un checkpoint in Cisgiordania. L'esercito israeliano parlò allora di un "fallimento morale e decisionale" dei soldati coinvolti, limitandosi a un richiamo disciplinare!
Pressioni interne e crisi di credibilità
La gestione della vicenda mette nuovamente sotto pressione anche l'amministrazione Biden, già criticata per aver mantenuto il flusso di armi e finanziamenti verso Israele nonostante le accuse di gravi abusi.
Intanto, la devastazione nella Striscia di Gaza — dove, secondo fonti locali, oltre 68.500 persone sono state uccise dall'inizio delle operazioni israeliane nell'ottobre 2023 — ha riacceso il dibattito sull'effettiva applicazione delle Leahy Laws e sulla complicità di Washington in una guerra che l'ONU definisce "genocida.
Con centinaia di presunte violazioni ancora da esaminare, il rischio, come temono gli stessi funzionari americani, è che la questione della responsabilità venga sepolta sotto anni di burocrazia diplomatica, oltre che sotto le macerie di Gaza.
Fonte: www.washingtonpost.com/national-security/2025/10/30/state-department-report-israel-gaza-human-rights-violations