“VÆRINGARSAGA” si impone come un oggetto visivo di rara precisione archeologica. Il lavoro di Alessandro Varagnolo e Giuseppe Ciullo non si limita a narrare l'XI secolo, ma lo "ricostruisce" matericamente attraverso lo studio dei reperti, delle armi e delle architetture. In questa intervista esploreremo come il rigore documentale diventi estetica del racconto.

Un saluto, Alessandro. Partiamo dal realismo visivo: quanto è stato complesso bilanciare il rigore della ricostruzione storica con le esigenze drammatiche di una graphic novel?
Un saluto a te. In verità non è stato particolarmente complicato, semplicemente perché non ce ne siamo preoccupati: non più dello stretto necessario. Ciò che volevamo è che fosse rigorosamente storico, prima di tutto, ed abbiamo deciso di puntare su quello. Poi, fortunatamente, la storia è ricca di avvenimenti che si prestano particolarmente all’essere romanzati: pensiamo alla battaglia di Teutoburgo (9 dC) o quella di Alamo (1836) … Su entrambe ci hanno costruito già sia film che romanzi. Per chi ha la fortuna di conoscere bene la Storia, tutta la Storia, di eventi cui attingere ce ne sono una marea. Poi, basta adattarli in modo che siano coerenti con il periodo storico, ma sono già coinvolgenti per conto loro. Noi abbiamo preso spunto da numerosi eventi storici reali per ricostruire alcuni momenti chiave della nostra storia.
In molte tavole si percepisce quasi il "peso" dell'equipaggiamento e la durezza del clima. Volevi che l'ambiente fosse un protagonista ostile tanto quanto gli avversari umani?
Volevamo che fosse chiaramente percepito il maggior realismo possibile. Quando fai rievocazione in modo serio, come lo facciamo nel nostro gruppo storico (non a caso abbiamo più di 1300 follower sulla nostra pagina Instagram, @ulfborg_hird) una delle prime cose che impari, e la impari letteralmente sulla tua pelle, è quanto pesassero gli equipaggiamenti militari del tempo e quanto potesse essere faticoso combattere. Certo, le nostre battaglie rievocative sono una passeggiata di salute e divertimento rispetto a quelle vere del tempo, che potevano durare intere giornate: noi combattiamo per 30-60 minuti circa … Al tempo poteva succedere che una battaglia durasse per una intera giornata: dalle prime luci dell’alba al tramonto… Ma stacci, 60 minuti con 20-30 kg di roba addosso, a dover comunque combattere, anche se in totale sicurezza… Ti assicuro che è assai più coinvolgente di qualsiasi gioco di ruolo da tavolo, dal vivo, o videogioco tu possa provare … Anche solo allenarti un’intera giornata, tutte le settimane, 4 ore la mattina e 4 il pomeriggio, con gli stessi 20-30 kg sulle spalle … Arrivi alla fine della giornata che ti senti pesare 20-30 kg in meno, quando ti togli tutto … Ecco … Con questo tipo di esperienza, letteralmente “sulle spalle” abbiamo voluto trasmettere il più possibile quel “peso” di cui dici tu, perché volevamo che il lettore potesse in qualche modo sentirsi direttamente coinvolto. E se poi il lettore è pure lui un rievocatore storico come me e Giuseppe, a maggior ragione, lo sentirà ancora di più. E sentendolo ancora di più, si sentirà ancora più emotivamente coinvolto.
La scelta del bianco e nero (o di una palette specifica) sembra rimandare a una dimensione ancestrale. Come avete lavorato sulle luci per restituire l'atmosfera del Nord?
Ho avuto modo di viaggiare molto in Scandinavia e Canada, come luce non cambia praticamente per nulla … Ho numerose foto che ho scattato personalmente in quei luoghi … La fotografia è una mia grande passione … Non sapendo disegnare, personalmente, ho imparato a fare foto … La cosa più semplice e naturale che potessimo fare era prendere quelle foto che ci potevano tornare utili, convertirle in bianco e nero, e copiare esattamente i riflessi della luce così come apparivano nelle foto. Quando studiavo cinema, a Roma, qualche anno fa, ho avuto la grandissima fortuna di poter fare dei corsi sulla fotografia cinematografica con Alessandro Pesci, il direttore della fotografia di capolavori come “Habemus Papam”: è un professionista trai migliori in Europa, e lavora moltissimo con la luce naturale: si può dire che abbia costruito tutta la sua tecnica sullo studio della luce, sulla “illuminotecnica”, e anche quello mi è tornato estremamente utile, per questo lavoro. Abbiamo preso quindi le foto vere (sia mie che di altri fotografi) scattate in ambienti alle giuste distanze tra polo nord ed equatore, in modo da poter studiare nel dettaglio la luce così come arriva direttamente dal sole nelle varie ore della giornata, ed abbiamo ricostruito l’illuminazione nel modo più coerente e realistico possibile. E’ stato un lavoro piuttosto impegnativo, che ci ha portato via alcuni mesi di preparazione prima di iniziare a disegnare l’opera. In tutto, abbiamo lavorato per 3 anni a questa graphic novel, 5 giorni su 7 per 8-9 ore al giorno. Giuseppe è stato bravissimo, in tal senso. Ha capito esattamente l’importanza di questo tipo di lavoro e ci ha messo moltissimo impegno. Molto del successo del fumetto si deve anche alla sua opera grafica.
Esiste un dettaglio storico o un oggetto particolare a cui sei legato e che hai preteso fosse rappresentato con assoluta fedeltà?
Praticamente, tutti: nel senso che noi abbiamo letteralmente lavorato con le ricostruzione di abiti, armi ed oggetti d’uso quotidiano costantemente sotto al naso, oltre a foto di reperti archeologici presi da musei per quegli oggetti che non avevamo come ricostruzioni. Idem come per tutto quello che è stato il lavoro di ricostruzione della giusta illuminazione: abbiamo fotografato ogni singolo oggetto che avevamo in magazzino, già quello ci ha preso quasi una settimana, poi abbiamo ingrandito ogni dettaglio al computer, e lo stesso abbiamo fatto per le foto prese dai musei sui vichinghi in tutta Europa: non solo in Scandinavia, ma anche in Francia, in Russia, in Polonia, in Spagna, in Gran Bretagna, in Irlanda, in Finlandia, e in Italia meridionale. Per alcuni elementi ci siamo pure rifatti a reperti di origine bizantina: l’armamento di AGNAR, ad esempio… AGNAR è uno dei personaggi della storia: è un ex mercenario originario di Novgorod, l’antica Holmsgard, una delle città russe fondate dai norreni: dal momento che il personaggio è “russo” (intendendo la Russia di quel tempo, ossia il Principato di Kiev), abbiamo preso sia elementi norreni che elementi slavi, ed abbiamo deciso che dovesse avere una tipica armatura bizantina, il che era abbastanza comune nel Principato di Kiev che i guerrieri di alto rango, specialmente se di nobili natali, avessero armi o armature di fattura bizantina … Inoltre il personaggio ha combattuto nella battaglia di Crisopoli (989), ed ha fatto parte per un paio d’anni della prestigiosa Guardia Varangia, ossia la guardia del corpo dell’Imperatore, formata inizialmente proprio da mercenari provenienti dal Principato di Kiev. Per questo, tale personaggio presenta un armamento sia slavo (l’elmo è tipicamente slavo, così come il simbolo sul suo scudo, è una ruota solare in uso tra le popolazioni slave) sia bizantino (la lamellare che indossa è propriamente bizantina). All’indice della mano destra indossa pure l’anello con il simbolo di Bisanzio, a sottolineare ulteriormente il suo passato alla corte dell’Imperatore Basilio II. Lo abbiamo quindi caratterizzato in modo che fosse storicamente coerente, ed al tempo stesso abbiamo fornito al lettore non solo elementi del tipico armamento norreno occidentale, ma anche di quello norreno orientale. Tra l’altro, tornando proprio al tema rievocativo, elmo e armatura sono gli stessi che uso io in rievocazione storica, proprio per lo stesso identico motivo: mostrare non solo elementi della cultura norrena occidentale, ma anche quella orientale.

