Esteri

Netanyahu intensifica i bombardamenti per la presa di Gaza mentre Trump prepara i piani per poi costruirvi la "Riviera del Medio Oriente"

Le forze israeliane hanno colpito duramente i sobborghi di Gaza City nella notte, con attacchi aerei e di artiglieria che hanno distrutto abitazioni e costretto centinaia di famiglie alla fuga. Mentre la popolazione cerca rifugio nelle zone occidentali della città, il governo di Benjamin Netanyahu si prepara a discutere un piano per la conquista del centro urbano, considerato da Israele l'ultima roccaforte di Hamas.

Secondo le autorità sanitarie locali, nella sola giornata di domenica sarebbero stati uccisi finora almeno 30 civili, tra cui 13 persone in cerca di cibo nei pressi di un centro di distribuzione di aiuti nel centro della Striscia e altre due all'interno di un'abitazione a Gaza City. L'esercito israeliano ha dichiarato di stare verificando le segnalazioni.

Gli abitanti di Sheikh Radwan, uno dei quartieri più popolosi della città, hanno riferito che l'area è stata colpita ininterrottamente da sabato con colpi di carro armato e bombardamenti aerei. Da tre settimane, le operazioni israeliane intorno a Gaza City si sono intensificate e venerdì l'esercito ha interrotto le pause temporanee che consentivano l'arrivo di aiuti, classificando la città come "zona di combattimento pericolosa".

Il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà domenica sera per definire le prossime fasi dell'offensiva. Netanyahu ha più volte descritto Gaza City come l'ultimo bastione di Hamas. Un assalto su larga scala, tuttavia, non sarebbe imminente: Israele sostiene di voler evacuare prima i civili.

La presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa, Mirjana Spoljaric, ieri ha avvertito che una evacuazione di massa provocherebbe un'ondata di sfollati che nessuna zona della Striscia è in grado di accogliere, vista la carenza estrema di cibo, rifugi e medicine.

Molti abitanti che hanno parenti nel sud sono riusciti a trasferirsi, ma altre famiglie non sanno dove andare visto che Deir al-Balah e Mawasi sono già sovraffollate.

Circa metà della popolazione della Striscia – oltre due milioni di persone – si trova attualmente a Gaza City. Secondo fonti locali, solo poche migliaia sono riuscite a spostarsi verso sud. Intanto l'esercito israeliano ha avvertito i leader politici che l'offensiva mette a rischio la vita dei prigionieri ancora nelle mani di Hamas.

In Israele crescono le proteste: migliaia di persone hanno manifestato sabato sera a Tel Aviv chiedendo la fine della guerra e il rilascio di coloro che chiamano ostaggi. Domenica mattina, alcune famiglie hanno protestato direttamente davanti alle abitazioni dei ministri. Da sottolineare anche che la maggior parte di coloro che protestano non hanno minimamente a cuore la sorte dei palestinesi e il genocidio in corso da quasi due anni in Palestina.

Il conflitto è iniziato il 7 ottobre 2023 con l'attacco guidato da Hamas contro il sud di Israele, che provocò circa 1.200 morti, in gran parte civili, e 251 sequestri. Secondo le stime, dei 48 prigionieri reclusi a Gaza, solo una ventina sarebbero ancora vivi.

Da allora, la campagna militare israeliana ha causato oltre 63.000 vittime nella Striscia, in maggioranza civili, secondo i dati del ministero della Sanità di Gaza. La crisi umanitaria peggiora di giorno in giorno: domenica lo stesso ministero ha comunicato altri sette decessi per malnutrizione, portando il numero complessivo a 339 morti per fame, tra cui 124 bambini.

Netanyahu, stavolta, non si prenderà neppure il disturbo di inventarsi - come avvenuto in passato - delle menzogne per non accettare l'ultima proposta di accordo che, addirittura secondo i vertici delle IDF - è la fotocopia delle precedenti richieste di Tel Aviv. 

Il motivo è evidente. Da una parte la certezza di passare alla storia (e per questo osannato dagli ebrei israeliani e non) per aver portato a termine il progetto di pulizia etnica nei confronti del popolo palestinese iniziato già prima del 1948 finalizzato alla costituzione di uno Stato ebraico che va dal fiume al mare, dall'altro la necessità di compiacere Donald Trump che - a quanto sembra - avrebbe deciso di far quattrini approfittando anche del genocidio a Gaza. 

Infatti, secondo quanto rivelato dal Washington Post, l'amministrazione Trump e alcuni partner internazionali stanno discutendo una proposta altamente controversa: trasformare Gaza in una sorta di "Riviera del Medio Oriente". Il progetto prevede una supervisione americana diretta di almeno dieci anni, accompagnata da quello che viene definito un "ricollocamento volontario" della popolazione palestinese.

Il documento, un piano di 38 pagine visionato dal quotidiano statunitense, si ispira alla promessa dell'ex presidente Donald Trump di "prendere il controllo" della Striscia. L'idea sarebbe quella di mettere Gaza sotto una forma di tutela americana, mentre l'area verrebbe riconvertita in un centro turistico di lusso e in un polo di manifattura e alta tecnologia.

Il piano contempla lo spostamento temporaneo – ma più probabilmente permanente – dei circa due milioni di abitanti di Gaza. La popolazione verrebbe indirizzata verso paesi terzi o confinata in aree "sicure e controllate" all'interno del territorio durante le fasi di ricostruzione.

Un apposito fondo fiduciario, battezzato "GREAT Trust" (Gaza Reconstruction, Economic Acceleration and Transformation), dovrebbe gestire la riconversione delle proprietà. Ai proprietari verrebbe consegnato un token digitale che potrà essere convertito in denaro per iniziare una nuova vita altrove o, in alternativa, riscattato per un appartamento in una delle sei-otto "città intelligenti" che il progetto prevede di costruire a Gaza.

Per chi sceglierà di lasciare l'enclave, il pacchetto di incentivi comprende 5.000 dollari in contanti, quattro anni di contributi per l'affitto e la copertura dei costi alimentari per un anno. Secondo le stime degli autori del piano, ogni ricollocamento comporterebbe un risparmio netto di circa 23.000 dollari rispetto alla spesa per mantenere le persone in strutture temporanee con servizi di "sostegno alla vita".

Il fondo sarebbe stato concepito da alcuni imprenditori israeliani, fondatori della Gaza Humanitarian Foundation (GHF), organizzazione sostenuta da Stati Uniti e Israele che attualmente distribuisce cibo nel territorio. La parte finanziaria è stata inizialmente modellata da un team della Boston Consulting Group, che tuttavia ha preso poi le distanze dal progetto dopo il licenziamento di due partner coinvolti.

Il Washington Post riferisce che la Casa Bianca ha rinviato ogni domanda al Dipartimento di Stato, il quale ha rifiutato di commentare.

La scorsa settimana Trump ha presieduto un incontro alla Casa Bianca per discutere le prospettive di fine guerra e il futuro di Gaza. Erano presenti il segretario di Stato Marco Rubio, l'inviato speciale presidenziale Steve Witkoff, l'ex premier britannico Tony Blair e Jared Kushner, genero di Trump e già regista delle iniziative mediorientali della prima amministrazione repubblicana.

Non è ancora chiaro se il "GREAT Trust" rifletta pienamente la visione di Trump. Tuttavia, fonti vicine al dossier confermano che i principi del piano sono stati calibrati per realizzare la sua ambizione di costruire una "Riviera del Medio Oriente".

Il fondo, secondo la documentazione, non si baserebbe su donazioni ma su investimenti pubblici e privati, destinati a "mega-progetti" che spaziano dalle fabbriche di auto elettriche ai data center, fino a resort balneari e grattacieli residenziali.

Le proiezioni parlano di un ritorno di quasi quattro volte l'investimento iniziale di 100 miliardi di dollari in dieci anni, grazie a flussi di entrate autonomi. Alcuni dettagli del progetto erano già stati anticipati dal Financial Times.

Un funzionario a conoscenza delle discussioni interne ha commentato: "Credo che Trump prenderà una decisione audace quando finiranno i combattimenti. Ci sono diversi scenari possibili per il futuro ruolo degli Stati Uniti".

Tutto questo non è né uno scherzo, né un incubo, ma la realtà nell'anno 2025 che non ha nulla da invidiare a quelli dell'epoca nazifascista, a parte il fatto che adesso i nazifascisti sono gli americani e gli ebrei... e non solo quelli israeliani.

Autore Ugo Longhi
Categoria Esteri
ha ricevuto 470 voti
Commenta Inserisci Notizia