L'Italia inizia da Genova: sabato sera un fiume umano ha attraversato la città per manifestare contro il genocidio in atto a Gaza
Sabato sera un fiume umano ha attraversato Genova. Non una metafora: un corteo talmente grande da rendere impossibile vederne l'inizio e la fine. Partito dalla sede di Music for Peace, ha riempito piazza Matteotti e le strade del centro in un'onda di solidarietà con Gaza.
Altro che la favola dei "pericolosi Pro Pal". In piazza c'erano portuali, lavoratori, studenti, famiglie, anziani e bambini. La foto che resta negli occhi è quella di un bimbo sollevato dal padre, con in mano una bandiera palestinese che sventola alta sopra la folla: l'innocenza che si contrappone alla brutalità della guerra.
Davanti a tutti, uno striscione gridava forte: "Stop Genocidio". Tre parole che non lasciano spazio a equivoci.
Questa è la terza grande manifestazione organizzata da Genova per Gaza. E la partecipazione non cala, anzi: cresce. Ogni volta di più, ogni volta più compatta, ogni volta più determinata.
Genova sta dimostrando che la solidarietà non è una parola vuota, ma una pratica concreta. Sta mostrando che la narrazione tossica che vorrebbe isolare chi protesta non regge di fronte all’evidenza di un popolo che scende in strada.
La città medaglia d'oro della Resistenza torna a farsi sentire: dalla parte degli oppressi, contro ogni genocidio, contro ogni silenzio complice, contro l'indignazione per quanto sta accadendo che ormai ha contagiato tutta l'Italia...
meno che il governo di Giorgia Meloni, la maggioranza (post) fascista che lo sostiene e la pattuglia di propagandisti indecenti (inutile offenderli perché lo fanno per proprio conto con quel che dicono, scrivono e pubblicano) che fa capo ai media di regime, ben supportati dai rappresentanti delle comunità ebraiche italiane che si strappano i capelli perché un cane ha fatto i bisogni su una pietra d'inciampo, denunciando il fatto come gravissimo atto di antisemitismo, mentre giustificano e applaudono il genocidio in atto a Gaza da parte dei loro correligionari.