Trump stende il tappeto rosso per Putin, ma la pace resta lontana!
Un tappeto rosso, un’accoglienza da capo di Stato amico e persino un giro sulla limousine presidenziale, mentre l'armata rossa continuava e continua a lanciare bombe sull'Ucraina!
Così Donald Trump ha accolto Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska, per un summit che nelle intenzioni avrebbe dovuto segnare un passo verso la pace in Ucraina. Ma al termine delle tre ore di colloquio a porte chiuse, il risultato è stato poco più che un esercizio di retorica.
Nessun cessate il fuoco, nessun passo concreto verso un negoziato che coinvolga Kiev, nessun accenno alle sanzioni che lo stesso presidente americano aveva minacciato per settimane. Trump e Putin hanno parlato di “progressi”, di “accordi” e di “punti d’intesa”, ma senza offrire alcun dettaglio. E soprattutto hanno evitato accuratamente di rispondere alle domande dei giornalisti.
Il contrasto tra le aspettative e la realtà è evidente. Prima di partire, Trump aveva promesso che non si sarebbe accontentato di meno di una tregua immediata. “Non sarò contento se non sarà oggi”, aveva dichiarato. Ma davanti alle telecamere si è limitato a un gioco di parole (“non c’è accordo finché non c’è l’accordo”), destinato più a colmare il vuoto politico che a chiarire le intenzioni.
Putin, dal canto suo, ha definito l’incontro “costruttivo e utile”, ribadendo che la guerra in Ucraina è una “tragedia” e auspicando che “Europa e Kiev non ostacolino gli sforzi di pace”. Parole generiche, che non cancellano il fatto che la Russia continui a bombardare città ucraine. Con l’invito a Trump a recarsi a Mosca, il leader del Cremlino ha invece portato a casa un risultato immediato: la ribalta internazionale e la sensazione di una riabilitazione diplomatica.
Il summit di Anchorage, più che un tavolo di pace, si è trasformato in una passerella diplomatica. Trump ha steso il tappeto rosso a Putin, ma non ha ottenuto nulla in cambio: né una tregua, né un impegno formale, né un vertice a tre con Zelensky. La pace resta lontana, e il rischio è che da questo incontro il Cremlino esca rafforzato mentre l’Ucraina resta sola, ancora sotto le bombe.