La Marcia Perugia–Assisi 2025: la pace come atto di resistenza, non di rassegnazione
Ad Assisi, ai piedi della Basilica del Poverello, due bandiere sono state legate insieme: quella della Palestina e quella di Israele. Un gesto semplice, ma che pesa come una dichiarazione politica. Non una resa alla retorica del "né con gli uni né con gli altri", ma un segno di coraggio civile, di chi sa che la pace non nasce dall'equidistanza, ma dal riconoscimento della giustizia negata. E accanto a quelle due bandiere, i simboli di Russia e Ucraina: il dolore dei popoli in guerra intrecciato nella piazza che custodisce lo spirito universale di Francesco.
È successo nella piazza inferiore di San Francesco, in un giorno che ha visto tornare la Marcia Perugia–Assisi al suo significato originario: un grido collettivo contro la guerra, contro ogni potere che trae profitto dalla distruzione. Una delle edizioni più partecipate degli ultimi anni, e non a caso. Gaza brucia, la Cisgiordania vive sotto occupazione, l'Ucraina è devastata, e il mondo sembra aver normalizzato il massacro.
Quest'anno, però, la politica ha fatto, finalmente, un passo avanti. Alla marcia c'erano Elly Schlein, Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Maurizio Landini: volti diversi ma uniti da un messaggio comune, quello che l'Italia deve ricordarsi chi è. Un Paese che, come ricorda la Costituzione, "ripudia la guerra". Parole spesso svuotate, oggi riscoperte nella loro urgenza.
"Pace per i palestinesi", ha detto Schlein, "vuol dire pieno riconoscimento dello Stato di Palestina e fine dell'occupazione illegale in Cisgiordania". Parole che in un Paese timoroso di disturbare le cancellerie occidentali suonano come un atto di rottura. E lo sono. Perché la pace non è una parola neutra, è una scelta di campo: dalla parte di chi subisce la violenza, non di chi la esercita.
In testa al corteo, uno striscione semplice: "Fraternità". Ma la fraternità non è sentimentalismo. È politica. È resistenza alla cultura della guerra, all'indifferenza che alimenta i massacri. È la risposta concreta al cinismo di chi riduce la morte a una questione geopolitica.
La marcia è partita da Perugia alle 9 del mattino, attraversando 24 chilometri di volti, passi, striscioni, famiglie, studenti, sindacalisti, religiosi, laici, e migliaia di persone comuni che non si rassegnano al rumore delle bombe. Alle 15, l'arrivo alla Rocca Maggiore, dove un tempo finivano le guerre e oggi si rinnova la promessa di non accettarle più.
Lì, il "Piazzale delle libertà" è diventato ufficialmente "Piazzale della pace". Non un gesto simbolico, ma una presa di posizione. "Un omaggio alla storica Marcia – ha detto il sindaco Valter Stoppini – e un segno di speranza in questi scenari di guerra". Con lui, il sindaco di Betlemme Maher Nicola Canawati e il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino: segni concreti che la pace non è utopia, ma volontà politica e morale.
La "Flottiglia di terra", come l'ha definita Luana Zanella, ha navigato tra le ferite del presente con la forza di chi sa che camminare insieme è già una forma di opposizione. Opposizione alla rassegnazione, alla propaganda, al silenzio.
Oggi, ad Assisi, si è visto che la pace non è una parola vuota da inserire nei discorsi ufficiali. È una pratica quotidiana, un atto militante. È rifiutare l'idea che la guerra sia inevitabile. È legare due bandiere – quella di un popolo oppresso e quella di un popolo impaurito – per dire che l'unica vittoria possibile è quella della vita.
E se la politica vorrà ascoltare davvero quella piazza, dovrà capire che la pace non si dichiara: si costruisce. E si difende. Sempre.
Di seguito le dichiarazioni di alcuni dei politici (delle opposizioni!) che hanno partecipato alla marcia. Non risulta che lo abbiano fatto quelli della maggioranza.
Giuseppe Conte
Un fiume di persone, famiglie, giovani che guardano al futuro con fiducia. Oggi ho visto sventolare tante bandiere, ho incontrato tantissimi cittadini che hanno voluto camminare insieme per esprimere la loro voglia di pace. Pace in Palestina, in Ucraina e in tutti i territori martoriati dalle guerre. Un grande abbraccio collettivo per la marcia Perugia-Assisi, tra le più partecipate di sempre. Lungo il tragitto in tanti mi hanno raccontato la loro preoccupazione per il mondo di oggi, ma anche la volontà di costruire un domani migliore. Tanti con i capelli bianchi, testimoni dei momenti difficili dei decenni passati, e tante ragazze e ragazzi che desiderano crescere in un futuro con meno armi e più solidarietà. Particolarmente toccante è stato l’incontro con il sindaco di Betlemme, che mi ha donato un simbolo di fratellanza, incarnando il significato più profondo di questa giornata. Insieme ai nostri parlamentari, alla nostra delegazione di amministratori locali e al nostro network giovani abbiamo ricevuto molti incoraggiamenti ad andare avanti, a rafforzare l’impegno del Movimento 5 Stelle contro il riarmo e per favorire percorsi di pace. Abbiamo bisogno di governanti coraggiosi, in Italia e in Europa, capaci di tracciare traiettorie e orizzonti di cooperazione e sicurezza.
Angelo Bonelli
Oggi un’imponente manifestazione per la pace da Perugia ad Assisi di fronte a un mondo che si riarma, 2738 mld di euro in spese per armamenti. A Meloni che dileggia e offende chi manifesta per la pace, dico che sono proprio queste persone a difendere l’onore dell’Italia.
Elly Schlein
Insieme a un fiume umano di speranza per la pace abbiamo camminato oggi nella marcia Perugia-Assisi. Straordinaria partecipazione. L’Italia ripudia la guerra, sta scritto nella nostra Costituzione.
Nicola Fratoianni
Oggi alla Marcia per la Pace Perugia Assisi. Ancora una volta una marea di umanità sì è riversata in strada per far sentire la propria voce contro guerra, genocidio e riarmo, per non essere complice del governo di Giorgia Meloni. Noi sempre qui saremo, al loro fianco, in piazza per la pace!
Elisabetta Piccolotti
Dalla Marcia della Pace da Perugia ad Assisi chiediamo al Governo di Giorgia Meloni il riconoscimento dello Stato di Palestina e l’impegno per fermare i progetti coloniali su Gaza.
Laura Boldrini
Decine di migliaia di persone hanno marciato oggi da Perugia ad Assisi in nome della Pace. Gli organizzatori parlano della marcia più partecipata di sempre: è l’Italia bella che ripudia la guerra. Come ogni anno, l’evento richiama a sé pacifiste e pacifisti di tutte le età perché la pace è un obiettivo davanti al quale non bisogna mai arrendersi. Quest’anno, però, il pensiero va soprattutto a Gaza, dove da poche ore hanno smesso di cadere le bombe e centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono in cammino, riversandosi verso quelle che erano le loro case e, nella maggioranza dei casi, oggi sono cumuli di macerie; ma anche con quel filo di speranza per una tregua duratura che porti alla pace. Come donne e uomini di sinistra non possiamo che lavorare ogni giorno per la pace a Gaza come in Ucraina, in Sudan, e in tutti i teatri di guerra attualmente aperti. La pace, per noi, deve essere al centro della nostra attività politica, azione quotidiana, ispirazione continua, obiettivo primario. Senza pace non ci possono essere sviluppo, rispetto dei diritti umani e democrazia.