Il progetto di espansione del porto della Misurata Free Zone si propone come una delle più rilevanti operazioni infrastrutturali e strategiche nel Mediterraneo centrale degli ultimi anni, con un investimento di 2,7 miliardi di dollari mirato a trasformare il terminal container in un hub logistico di portata regionale e globale, rafforzando la presenza italiana e internazionale in un’area chiave per il commercio e la sicurezza.
L’accordo – siglato con la partecipazione della società terminalistica Terminal Investment Limited controllata dal gruppo Mediterranean Shipping Company (MSC), del partner qatariota Al Maha Capital Partners e delle autorità libiche – prevede la modernizzazione della capacità portuale fino a 4 milioni di container all’anno, un salto rispetto agli attuali volumi e all’obiettivo intermedio di raggiungere 1,5 milioni di TEU nella prima fase, aumentando notevolmente la capacità operativa del porto e potenzialmente generando circa 600 milioni di dollari di ricavi operativi annui, con 8.400 posti di lavoro diretti e fino a 60.000 indiretti nell’indotto logistico e commerciale.
Misurata rappresenta già oggi il principale porto commerciale della Libia, gestendo circa 60–65% del traffico containerizzato del Paese e fungendo da nodo di collegamento costiero tra Tripoli e Bengasi, con prospettive di inserirsi in rotte di trasporto che connettono l’Europa con Africa nord‑occidentale e sub‑sahariana, potenziando non solo gli scambi tradizionali ma anche le catene del valore più complesse.
L’Italia ha partecipato attivamente alla cerimonia di avvio dei lavori, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani presente a Misurata insieme al primo ministro e al ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, nel quadro di una strategia di cooperazione economica e politica con Tripoli che integra investimenti infrastrutturali e dialogo diplomatico su migrazione, sicurezza e controllo delle frontiere.
Gli attori italiani vedono in questo progetto non solo un’opportunità commerciale, ma una leva di presenza strategica nel Mediterraneo, rafforzando la posizione di Roma in Nord Africa in un contesto caratterizzato da competizione internazionale per rotte commerciali, risorse energetiche e influenze geopolitiche.
La Libia rimane fortemente dipendente dal settore petrolifero – oltre il 95% del PIL e dei ricavi governativi – ma l’espansione di Misurata è concepita come elemento chiave di una strategia di diversificazione economica e di rafforzamento del ruolo logistico del Paese, che in futuro mira a riequilibrare rapporti commerciali finora fortemente orientati verso l’Unione Europea, responsabile nel 2024 di oltre il 68% delle esportazioni libiche, mentre la quota di mercato africana era marginale.
Dal punto di vista militare e di sicurezza, la presenza italiana in un progetto infrastrutturale di questa portata assume una valenza strategica: un porto moderno e ben collegato costituisce un nodo critico per la sicurezza delle rotte marittime, e favorisce l’integrazione operativa con attività di monitoraggio navale, scambio di informazioni e progetti di controllo delle migrazioni irregolari nel centro del Mediterraneo, area in cui gli interessi economici e di sicurezza sono strettamente intrecciati.
La stabilità economica e l’incremento del commercio possono contribuire a rafforzare istituzioni e governance locali in un Paese dove, nonostante gli sforzi di riconciliazione, permangono divisioni politiche e fragilità statali che rendono la cooperazione internazionale un elemento chiave per mitigare tensioni e ridurre l’influenza di altri attori con interessi contrastanti. La partecipazione italiana in questo tipo di partenariato segue anni di relazioni economiche bilaterali intense: l’Italia è storicamente uno dei principali partner commerciali della Libia e mantiene collegamenti marittimi e rotte regolari di trasporto merci, come i servizi potenziati di compagnie italiane che collegano porti del nord Italia con Misurata e Tripoli, riflettendo la volontà di consolidare i legami economici nonostante le sfide politiche regionali.
Il progetto non è esente da rischi: l’implementazione in un contesto segnato da instabilità istituzionale richiede attenzione alla sicurezza giuridica e agli accordi di governance, oltre alla gestione delle dinamiche locali per evitare che gli investimenti infrastrutturali diventino fonte di contese politiche o di controllo territoriale interno. Resta comunque chiaro che la combinazione di investimenti economici, cooperazione strategica e presenza diplomatica e logistica pone Misurata al centro di una nuova fase di relazioni euro‑africane, dove economia e sicurezza si intrecciano per definire la presenza italiana in una regione cruciale per gli assetti commerciali e politico‑militari del Mediterraneo.

