La parola “remigrazione” deriva dal verbo “remigrare”, usato col significato di “ritornare nel luogo d’origine” da Giordano Bruno nello “Spaccio della bestia trionfante”, pubblicato a Londra nel 1584.
L'espressione "return migration" (o "remigration") la ritroviamo a livello accademico nel 1620, sempre in Inghilterra, e successivamente tra gli esperti di migrazione tedeschi e olandesi per indicare il ritorno volontario di una persona migrante nel proprio Paese di origine.
Ad esempio, nel caso del trasferimento volontario nel nuovo stato di Israele degli Ebrei provenienti da qualsiasi Paese del mondo avutesi nella prima metà del Novecento.
Nel 2017, però, il termine prende un significato diverso: non più ritorno volontario al luogo d'origine, ma imposto sulla base di una discriminazione non etnica, bensì religiosa.
Secondo l'Accademia della Crusca, il neologismo compare per la prima volta durante l'invasione del cinema Lux di Borgosesia, durante la quale era stato esposto uno striscione con la scritta a caratteri cubitali «Remigrazione contro l’islamizzazione»".
Da un punto di vista linguistico, pur trattandosi di una parola tutta italiana, composta da “migrazione” con l’aggiunta del prefisso “re-” che indica «il ripetersi di un’azione in senso contrario», l’arrivo del neologismo nella nostra lingua è avvenuto attraverso l’italianizzazione della parola inglese “remigration”, cioè, alla lettera, “migrazione indietro”, ma il cui significato corrisponde, in realtà, a «ritorno forzato in patria», tiene a precisare sull'Avvenire l'italianista Valeria Della Valle, condirettrice del Dizionario Treccani.
Infatti, a generalizzare il termine "remigrazione" è stato il partito di estrema destra Alternative für Deutschland durante un incontro che doveva rimanere segreto, il 25 novembre del 2023, organizzato proprio per discutere della deportazione di massa di alcune parti della popolazione tedesca. Articolo21 racconta di "un evento organizzato proprio con il fine di pianificare la deportazione di massa di alcune parti della popolazione tedesca: richiedenti asilo, stranieri con permesso di residenza e cittadini tedeschi “non assimilati”.
Il "piano di remigrazione" fu presentato da Martin Sellner, un attivista politico di estrema destra austriaco e leader del Movimento Identitario d'Austria, a cui nel 2019 era stato negato l'ingresso negli Stati Uniti a causa di una donazione di 1.700 dollari ricevuta dall' attentatore di Christchurch. (Deutsche Welle)
Di cosa si trattasse, lo ha spiegato con chiarezza Alice Weidel, leader dell’Afd: «Abbiamo un piano per il futuro della Germania: chiudere completamente le frontiere, respingere ogni viaggiatore senza documenti, cancellare le prestazioni sociali per i non residenti e procedere a rimpatri su larga scala. Se si deve chiamare remigrazione, si chiamerà remigrazione».
Chiudere completamente le frontiere significa rinunciare cancellare il Trattato di Maastricht del 1992. Respingere chiunque sia senza documenti significa violare la Convenzione di Ginevra del 1951.
La mossa giusta per riportare l'Europa al 1939 con gli Alleati da un lato e l'Asse dall'altro, con Russia e Stati Uniti a far da spettatori.
Inoltre, le proposte dell'AfD suonano ancora più allarmanti, se viste dal lato dell'Italia, che potrebbe essere anche lei destinataria della "remigrazione".
E non solo per i quasi 1.000 mafiosi segnalati in Germania, stando ai dati del Ministero degli interni tedesco, che potrebbero essere deportati ritornando a far danni qui da noi.
Secondo l’Anagrafe Italiani residenti all'estero (A.I.R.E.) a inizio 2021 gli italiani residenti in Germania erano ben 801.082 a cui vanno aggiunte decine di migliaia di cittadini tedeschi figli di coppie miste. Una comunità che, pur essendo ben integrata nel tessuto sociale tedesco, vede ancora molti individui che hanno difficoltà a esprimersi in lingua tedesca, anche tra i più giovani, tra i quali la maggior parte frequenta le scuole professionali e le scuole speciali, mentre sono pochi quelli che frequentano i licei. (Die Zeit)
Quanti italiani in Germania diventerebbero "cittadini non assimilati” da remigrare in massa a casa loro, cioè nostra? E, per caso, la proposta di "cancellare le prestazioni sociali per i non residenti " vale anche per i circa 300mila italiani ex lavoratori in Germania che da pensionati sono tornati in Italia?
Quanto a casa nostra, a proposito di "remigrazione contro l’islamizzazione" e chi vuole discriminare in base alla religione i diritti di qualcuno (tra cui quello di cittadinanza), c'è poco da dire. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani all'Articolo 18 è chiara: "Nessuno può essere assoggettato a costrizioni che possano menomare la sua libertà di avere o adottare una religione o un credo di sua scelta."
Per la cronaca è non solo un trattato, ma anche una legge adottata dal Parlamento Italiano e pubblicata in Gazzetta Ufficiale.
Quella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani venne approvata nel 1948 e rappresenta il baluardo morale che l'Umanità volle darsi contro le mostruose ideologie che portarono alla Guerra Mondiale. Una "pietra angolare" come l'ha definita la Chiesa Cattolica.
Non a caso, osserva il politologo austriaco Rainer Bauböck (Der Standard), la "Bevölkerungsaustausch" (la Teoria della grande sostituzione di cui la "remigrazione" sarebbe la soluzione) coincide perfettamente con il termine di "Umvolkung", coniato dal nazista Albert Brackmann, per descrivere il piano di rigermanizzazione nei territori orientali conquistati per guadagnare "spazio vitale", il Generalplan Ost con le sue deportazioni e i suoi famigerati campi.
Dunque, se qualcuno volesse distruggere i trattati di Maastricht e di Ginevra, anzi pure l'ONU, per riportarci al caos sociale e guerrafondaio degli Anni '30, la "demigrazione" potrebbe essere la mossa giusta.
E i Maranza che affliggono Milano?
Il maranza esisteva già negli Anni 80 ed era - ieri come oggi - un "giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente (con capi e accessori griffati, spesso contraffatti) e dal linguaggio volgare, abitante perlopiù delle periferie urbane". (Treccani)
Secondo Jovanotti lui stesso era un maranza e forse lo era persino Celentano.

